Questionario

Pesca al cefalo: esche, pastura, mazzetta e montature

Il cefalo è il pesce dei porti, delle foci e dei canali: si pesca a bolognese, a galla con il pane o a fondo con la mazzetta, quasi sempre con un po' di pastura. Ecco quando uscire, con che mare, cosa innescare e le regole da sapere.

Tavola naturalistica del 1802 di un cefalo: corpo affusolato e argenteo, testa larga e due pinne dorsali piccole.

Il cefalo si pesca soprattutto dalla tarda primavera all’autunno, da porti, foci, canali e scogliere, quasi sempre con un po’ di pastura per radunare il branco. Le tecniche sono tre: la bolognese con galleggiante leggero, la pesca a galla con il pane quando i cefali girano in superficie e la pesca a fondo, spesso con la mazzetta, un grappolo di ami coperto da una pallina di impasto. L’esca principe è il pane, da solo o impastato con formaggio e sarda.

Qui sotto trovi quando uscire, con che mare, dove cercarlo, come montare la canna, cosa mettere nella pastura e le regole da sapere. Dove le fonti non sono d’accordo, lo diciamo.

Quali cefali si pescano in Italia

“Cefalo” e “muggine” sono nomi che usiamo per diverse specie della stessa famiglia, i Mugilidi. Da riva le più comuni sono:

  • cefalo comune o volpina (Mugil cephalus);
  • cefalo dorato o lotregano (Chelon auratus), riconoscibile dalla macchia dorata sull’opercolo;
  • bosega (Chelon labrosus), dalle labbra grosse, comunissima nei porti e vicino agli scarichi;
  • calamita (Chelon ramada) e verzelata (Chelon saliens), che entrano spesso in lagune e foci; saliens vuol dire “che salta”, e in inglese è il leaping mullet.

Molti libri e siti chiamano ancora alcune di queste specie Liza o Mugil: sono i vecchi nomi scientifici degli stessi pesci.

I cefali mangiano alghe, piccoli organismi e il detrito organico che trovano sul fondo e sulle pareti: per questo stanno volentieri dove l’acqua è ricca, vicino agli scarichi, alle foci e nei porti.

Quando si pescano i cefali: il periodo mese per mese

Il cefalo c’è tutto l’anno, ma le guide di pesca concordano: la stagione forte è quella con l’acqua tiepida.

Mesi Cosa aspettarsi
Aprile – maggio L’acqua si scalda e i branchi tornano attivi sotto costa. Prime buone uscite, soprattutto nei porti e nelle foci.
Giugno – settembre Per quasi tutte le fonti è il periodo migliore. I cefali girano spesso in superficie: è la stagione della pesca a galla. Nelle ore più calde, con il sole alto, si pesca meno.
Ottobre – novembre Si pesca ancora bene, soprattutto a fondo, in foci, lagune e porti.
Dicembre – marzo Il cefalo mangia meno e scende più in basso. Si pesca a fondo, nei porti profondi, nelle foci e nelle ore più miti.

Sulla riproduzione i dati che abbiamo trovato sono pochi. I cefali si riproducono in mare, anche quelli che vivono in laguna, e le specie non vanno in frega negli stessi mesi: per il cefalo comune una tesi dell’Università di Bologna indica un solo periodo, da luglio a ottobre a seconda della zona; per la bosega FishBase indica l’inverno. Per le altre specie non abbiamo trovato un calendario affidabile per i nostri mari.

Sull’orario le guide indicano soprattutto il mattino presto e il tramonto, quando il cefalo è più attivo e meno sospettoso, e sconsigliano le ore più calde. Di notte si pesca nei porti e nelle foci illuminate, dove il pesce si avvicina alle luci, e c’è chi pesca a fondo anche al buio.

Con che mare e che vento si pescano i cefali?

Le tecniche per il cefalo sono leggere, quindi il meteo conta anche nei posti riparati.

  • Mare. Calmo o poco mosso per la bolognese e la pesca a galla: il galleggiante deve restare leggibile. Una leggera increspatura aiuta, perché il branco si fida di più che con l’acqua piatta e cristallina.
  • Vento. È il primo problema: il galleggiante pesa pochi grammi e con vento forte di traverso corre via e trascina l’esca fuori dalla scia della pastura. Il vento da terra disturba meno. Approfondiamo in con che vento si pesca.
  • Corrente. Leggera è un aiuto, porta l’esca in modo naturale e allunga la scia della pastura. Forte, sulle scogliere, porta via la pastura prima che il pesce arrivi: lì conviene smettere di pasturare o cambiare posto.
  • Marea. In foci, canali e lagune conta più l’acqua che si muove di una regola fissa: le ore di cambio, con la corrente che entra o esce, sono spesso le più attive. Lo spieghiamo in alta o bassa marea per pescare.

Per sapere se domani il mare è quello giusto guarda la previsione della tua zona: onda, vento, mare e marea ora per ora, per oggi e per domani fino alle 06. Scegliendo la tecnica bolognese vedi le ore buone: oggi CastSignal segna come buone le ore da un’ora prima dell’alba a due ore dopo il tramonto, mette al limite il vento sopra gli 8 nodi e l’onda sopra i 40 centimetri, e considera fuori il vento sopra i 13 nodi da mare o di traverso (14 da terra) e l’onda sopra i 70 centimetri. Dentro un porto riparato si pesca anche quando fuori il mare è più alto: quanto regge il tuo spot lo sai tu. Trova la tua zona.

Dove cercare i cefali

  • Porti e banchine. Il posto classico, soprattutto per la bosega. Cerca le zone più tranquille e meno sporche, lontano da cime e ormeggi, e le pareti sommerse dove il cefalo pascola. Attenzione alle regole: vedi più sotto.
  • Foci e canali. Il cefalo sopporta l’acqua dolce e risale foci, canali e lagune salmastre, dove trova cibo e corrente. Attenzione al confine: molte leggi regionali considerano acque interne tutto quello che sta dentro la linea che unisce i punti più esterni della foce. Dentro la foce di un fiume, quindi, di solito serve la licenza di pesca regionale e valgono le regole della regione, mentre i porti canale restano in genere acque marittime. Le regole cambiano da regione a regione: se non sei sicuro, chiedi all’ufficio pesca della regione o alla Capitaneria prima di pescare.
  • Scogliere e frangiflutti. I cefali girano in branchi lungo le pareti ricche di alghe e cozze, spesso insieme a occhiate, boghe e saraghi. Qui le guide consigliano ami e galleggianti più robusti che in porto.
  • Spiaggia. Il cefalo capita spesso anche a chi pesca a surfcasting, soprattutto vicino alle foci e con un po’ di mare; chi lo cerca apposta dalla spiaggia usa di solito la bolognese vicino alla riva.

Pesca al cefalo a galla e con il galleggiante

È la pesca più diffusa: si vede il branco salire sulla pastura e il galleggiante affondare.

La bolognese

Si usa una canna telescopica con mulinello, di solito da 4 a 7 metri, o una canna fissa lungo le banchine. Le misure indicative, prese dalle guide di pesca al cefalo:

Cosa Misure indicative
Canna bolognese 4–7 m; fissa 3–8 m lungo le banchine
Mulinello taglia 2500–3000, frizione fluida
Filo madre monofilo 0,14–0,20
Terminale 0,10–0,16, lungo 50–90 cm; più sottile con acqua limpida
Galleggiante 0,5–1,5 g con la canna fissa in acqua calma; 2–5 g a bolognese, fino a 6 g con vento o acqua torbida
Ami gambo dritto, filo sottile; vedi sotto per le misure

Sulle misure degli ami le fonti danno forchette diverse, ma vanno tutte dal 20 all’8: ami piccoli, dal 20 al 12, a galla e a bolognese con pane e bigattino; dal 14 al 10 con gli impasti e a fondo; dal 12 all’8 sugli scogli. Più piccoli con l’acqua limpida, un numero più grandi con l’acqua torbida. Regola pratica: l’amo deve essere coperto dall’esca, quindi va scelto sulla dimensione dell’innesco.

Con l’impasto ricorda che l’esca stessa pesa: usa un galleggiante più leggero o togli qualche pallino, e regola la spallinata in modo che fuori dall’acqua resti solo la punta dell’antenna. Come si scelgono canna, galleggiante e spallinata lo spieghiamo per esteso nella pagina sulla pesca a bolognese in mare.

La pesca a galla

Quando i cefali girano in superficie, soprattutto in primavera ed estate con l’acqua calda, l’esca deve stare dove sono loro: appena sotto il pelo dell’acqua.

  • Montatura con galleggiante. Galleggiante leggero, uno o due grammi, quasi senza pallini sotto, e terminale corto: il pane resta a pochi centimetri dalla superficie.
  • Pane senza galleggiante. Un pezzo di crosta o di pane raffermo, innescato su un amo singolo o su una mazzetta, galleggia da solo e viene lasciato andare sulla scia della pastura. Le mazzette in commercio sono vendute proprio per i due usi, a galla e a fondo.

A galla il cefalo vede tutto: terminale sottile, movimenti lenti, e pastura leggera che resti in alto, cioè senza sabbia.

Pesca al cefalo a fondo

Diverse guide la considerano la pesca più produttiva quando l’acqua è fredda, in autunno e in inverno, nei porti profondi e in foci e canali, dove il pesce mangia sul fondo.

  • Con la mazzetta. Si cala la mazzetta coperta di impasto vicino alla pastura, con un piombo sopra la girella. L’impasto si scioglie piano e il cefalo lo succhia insieme agli ami.
  • Con il pasturatore. Un piccolo pasturatore, un cestello o un open end, di 20–30 grammi al massimo, su una canna da 3,60 metri: il pasturatore rilascia la pastura proprio accanto all’esca. Alla foce del Sile, a Jesolo, Pescanet la descrive in autunno con terminale 0,14 di almeno 70 centimetri, amo dell’8 a gambo lungo e verme coreano, alternato al bigattino.

La mazzetta per cefali: cos’è e come si usa

La mazzetta è un terminale con più ami legati vicini, a grappolo, sotto un’unica girella. Sugli ami si modella una pallina di impasto o di pastura che li copre tutti, con gli ami al centro, “a campana”; in alternativa si innesca un pezzo di pane o di sarda. La pallina deve reggere il lancio e sciogliersi piano in acqua: se si stacca appena tocca l’acqua, l’impasto è troppo bagnato.

Attenzione al numero di ami. Le mazzette in commercio vanno da tre a otto o nove ami, di solito con ami medi, intorno al 4–6. Il regolamento della pesca sportiva ammette però le canne a non più di tre ami (DPR 1639/1968, art. 138, nel testo sostituito nel 1983): scegli una mazzetta a tre ami, che si trova in commercio, o legala tu.

Le esche per i cefali

  • Pane. L’esca più citata da tutte le fonti. In fiocco, cioè la mollica pizzicata sull’amo; in crosta, che galleggia ed è perfetta a galla; in impasto, bagnato con acqua di mare e strizzato. Molti preferiscono il pan carré o il pan bauletto, più compatti.
  • Formaggio. Impastato con la mollica, soprattutto il pecorino grattugiato, rende l’esca più saporita e la tiene più compatta.
  • Impasti con sarda o acciughe. Pane e pasta di acciughe, oppure cubetti di sarda fresca: secondo Pescare.net la sarda rende di più tra fine estate e autunno, quando l’acqua ancora calda porta meglio l’odore. Con molti pesciolini in giro, però, viene spolpata in fretta.
  • Bigattino. Funziona, a galla e a fondo, singolo o a ciuffo; ma in alcune aree marine protette è vietato, come esca e come pastura.
  • Cozza. La polpa, in piccoli pezzi, vicino a banchine e scogliere con le cozze.
  • Vermi di mare. Coreano, arenicola e tremolina, a fondo vicino alle foci, soprattutto in autunno e inverno.

Esiste un’esca micidiale per i cefali? La cercano in molti, ma nessuna fonte seria ne indica una che funzioni ovunque. Quello che fa la differenza, per tutti, è usare la stessa esca della pastura, così il branco la riconosce, e cambiarla quando le mangiate calano.

La pastura per i cefali

Senza pastura il cefalo si pesca poco: è il richiamo che porta il branco sotto la canna e lo tiene lì. Le ricette sono tante, ma la base è quasi sempre la stessa:

  • pane raffermo, bagnato o tostato e macinato, oppure pan carré;
  • un attrattivo: sarde tritate, pasta o olio di acciughe, farina di pesce;
  • formaggio grattugiato, soprattutto il pecorino, molto usato sulle scogliere;
  • un pugno di sale fino;
  • acqua di mare quanto basta per una pasta che stia insieme.

Con un po’ di sabbia fine la pastura scende e lavora sul fondo, per la pesca a fondo o in un porto profondo; senza sabbia resta a mezz’acqua o in superficie, per la pesca a galla.

Poca e spesso. È la regola su cui tutti concordano: palline piccole a intervalli regolari. Troppa pastura sazia il branco o lo fa mangiare lontano dall’esca. Con corrente si lancia un po’ a monte, perché arrivi nel punto dove passa l’esca.

Si può pasturare? Il regolamento nazionale della pesca sportiva (DPR 1639/1968, articoli 137–142) non contiene un divieto di pasturazione. La vietano però diverse aree marine protette: per esempio il regolamento di Porto Cesareo e il disciplinare di Capo Caccia–Isola Piana escludono la pesca “con procedure di pasturazione” e vietano anche il bigattino, come esca e come richiamo. Anche le ordinanze delle Capitanerie possono porre limiti, in particolare nei porti. Prima di pasturare in un posto nuovo controlla le regole locali, e non lasciare sacchetti o avanzi sulla banchina.

Il cefalo come esca viva per la spigola

C’è anche chi pesca il cefalo per usarlo come esca: d’inverno il cefalo vivo è una delle esche più usate per la spigola grossa a surfcasting, e il filetto di cefalo tenuto a galla è l’esca classica per il pesce serra. Tenerlo vivo non è facile: Roberto Accardi spiega in un articolo come conservare il cefalo vivo, dal contenitore all’ossigenatore. Anche per l’esca vale la taglia minima di 20 centimetri: i cefalini più piccoli non si possono trattenere.

E a volte il cefalo arriva da solo sulla canna da surfcasting, anche di buona taglia e con il mare mosso, come racconta questo cefalo preso tra le onde a Terracina.

Le regole da sapere

  • Taglia minima: 20 centimetri. È la misura del regolamento della pesca marittima (DPR 1639/1968), alla voce “cefalo (Mugil sp.)”; il testo non distingue le specie, quindi per prudenza applicala a tutti i muggini. Il regolamento europeo sulle taglie minime non ne fissa una. I cefali più piccoli vanno rimessi in acqua subito.
  • Al massimo 5 kg al giorno di pescato a persona, salvo un singolo pesce più pesante (art. 142).
  • Al massimo 5 canne a persona (art. 140), ciascuna con non più di tre ami (art. 138): occhio alle mazzette.
  • Niente fonti luminose per attirare il pesce (art. 140): la frontale serve per vedere dove metti i piedi, non va puntata in acqua.
  • Niente vendita del pescato: la pesca sportiva è solo per sé.
  • Porti: sono aree demaniali dove la pesca è spesso vietata, salvo le zone e gli orari concessi da un’ordinanza della Capitaneria. Prima di pescare da una banchina leggi l’ordinanza del porto.
  • Foci e canali: dentro le foci dei fiumi, nelle acque interne, di solito serve la licenza regionale e valgono le regole della regione. I porti canale restano in genere acque marittime.
  • Tesserino: per pescare in mare serve la comunicazione gratuita al Ministero, da rinnovare ogni anno. Come si fa lo trovi in permesso pesca in mare.

Gli errori da evitare

  • Pasturare troppo. Il branco si sazia o mangia lontano dall’esca.
  • Pescare troppo pesante. Il cefalo è diffidente: filo, galleggiante e amo grossi lo allontanano. Si sale di peso solo quando servono vento o corrente.
  • Ferrare in ritardo, o con uno strappo. La mangiata è rapida e leggera: ferra appena il galleggiante affonda, con un colpo breve.
  • Usare un’esca diversa dalla pastura. Se pasturi con pane e formaggio, innesca pane e formaggio.
  • Sollevarlo di peso. Con un terminale dello 0,12 o dello 0,14 un cefalo di mezzo chilo non si alza dalla banchina senza rischiare di romperlo: in porto serve un guadino telescopico a bocca larga.

Domande frequenti

In che periodo si pescano i cefali?

I cefali si pescano tutto l'anno, ma la stagione migliore va dalla tarda primavera all'autunno. Le guide di pesca indicano soprattutto i mesi da maggio a settembre, e ancora ottobre e i primi di novembre pescando a fondo, finché l'acqua resta tiepida. D'inverno il cefalo mangia meno e sta più in basso: si pesca a fondo, nei porti profondi e nelle ore più miti.

Qual è l'esca migliore per i cefali?

Il pane, in fiocco, in crosta o in impasto, è l'esca più usata e più citata da tutte le fonti. Funzionano anche gli impasti di pane e formaggio, il bigattino dove è consentito, la polpa di cozza vicino agli scogli e i vermi di mare a fondo vicino alle foci. Un'esca micidiale che vada bene ovunque non esiste: conta di più usare la stessa esca della pastura e cambiarla quando le mangiate calano.

Come si fa la pastura per i cefali?

La base è il pane raffermo, bagnato o tostato e macinato, a cui si aggiungono sarde tritate o pasta di acciughe, formaggio grattugiato come il pecorino e un po' di sale. Con un po' di sabbia fine la pastura scende verso il fondo, senza sabbia resta più in alto. Si lancia poca e spesso: troppa pastura sazia il branco. Prima di pasturare controlla le regole locali, perché alcune aree marine protette e alcune ordinanze dei porti la vietano.

Cos'è la mazzetta per cefali?

È un terminale con più ami legati vicini, a grappolo, sotto un'unica girella: sopra si modella una pallina di impasto o di pastura che li copre tutti, oppure si innesca un pezzo di pane. Si usa a fondo o a galla. Le mazzette in commercio hanno da tre a otto o nove ami, ma il regolamento della pesca sportiva ammette canne a non più di tre ami: scegli quelle a tre ami, che si trovano nei negozi, o legala tu.

Meglio pescare il cefalo a galla o a fondo?

Dipende da dove sta il branco. Quando i cefali girano in superficie, cosa che le guide indicano soprattutto in primavera ed estate, si pesca a galla con il pane e un galleggiante leggero. Quando stanno bassi, con acqua fredda, in foci e canali o nei porti profondi, si pesca a fondo con la mazzetta o con un piccolo pasturatore. In autunno e in inverno diverse guide considerano il fondo la pesca più produttiva.

Qual è la taglia minima del cefalo?

20 centimetri, secondo il regolamento della pesca marittima (DPR 1639 del 1968), alla voce cefalo (Mugil sp.). Il testo non distingue le specie: per prudenza applica i 20 centimetri a tutti i muggini. Il regolamento europeo sulle taglie minime non fissa una misura per i cefali. I pesci sotto i 20 centimetri vanno rimessi in acqua subito.

Si possono pescare i cefali nei porti?

Dipende dal porto. I porti sono aree demaniali dove la pesca è spesso vietata, salvo le zone e gli orari concessi da un'ordinanza della Capitaneria. Prima di pescare da una banchina leggi l'ordinanza del porto, e non intralciare barche e ormeggi.