La pesca a bolognese in mare è la pesca al galleggiante con una canna telescopica lunga, di solito da 4 a 8 metri, e un mulinello. Si lancia vicino, si lascia scendere l’esca sotto il galleggiante e la si accompagna mentre l’acqua la porta: è una pesca in passata, quasi sempre con un po’ di pastura per tenere il pesce sotto la canna. Si fa da porti, moli, scogliere e spiaggia, e dà il meglio con mare calmo o poco mosso e vento debole.
È la tecnica del sarago e dell’occhiata dalla scogliera, del cefalo nei porti, della spigola e dell’orata vicino a foci e canali. Qui trovi quando uscire e con che mare, dove andare, come scegliere canna, filo e galleggiante, le montature principali, le esche e le regole. Dove le fonti non sono d’accordo, lo diciamo.
Che cos’è la bolognese e come funziona
La bolognese nasce in acqua dolce ed è passata al mare da decenni. La differenza con la canna fissa senza mulinello è proprio il mulinello: permette di lanciare qualche metro più in là, di allungare la passata e di dare filo a un pesce che tira.
Il principio è semplice:
- Il galleggiante tiene l’esca alla profondità che scegli e ti segnala la mangiata.
- I pallini di piombo sotto il galleggiante, la cosiddetta spallinata, decidono come e quanto in fretta l’esca scende.
- L’esca passa nella stessa scia della pastura, dove il pesce si è radunato.
Più leggera è la lenza, più l’esca si muove in modo naturale e più il pesce si fida. Più c’è mare, vento o corrente, più serve peso per tenerla in pesca. Tutta la bolognese è un equilibrio tra questi due bisogni.
Con che mare e che vento si pesca a bolognese?
La bolognese vuole acqua che si possa leggere. Il galleggiante deve restare visibile e stabile, la passata deve durare abbastanza perché l’esca arrivi giù.
- Mare. Calmo o poco mosso. Un leggero movimento e un’acqua appena velata, non sporca, sono spesso le condizioni migliori dalla scogliera: il pesce si avvicina alla roccia e si fida di più. Con mare piatto e acqua cristallina il pesce vede bene la lenza e serve un terminale più sottile.
- Vento. È il primo nemico. Il galleggiante pesa pochi grammi e il filo tra la canna e il galleggiante fa vela: con vento di traverso la lenza si piega e trascina l’esca fuori dalla scia della pastura. Il vento da terra, alle spalle, disturba meno. Come cambia la pesca da riva con le diverse direzioni lo spieghiamo in con che vento si pesca.
- Corrente. Una corrente leggera e costante è un aiuto, perché porta l’esca in modo naturale. Quella forte la porta via prima che arrivi giù.
- Luce. Alba e tramonto sono i momenti più citati, ma dalla scogliera saraghi e occhiate si prendono anche di giorno, soprattutto con cielo coperto.
Quando il mare si alza, con schiuma sotto gli scogli o corrente che fa correre il galleggiante, la bolognese si può ancora fare cambiando galleggiante, spallinata e pastura: lo spieghiamo per esteso in bolognese con mare mosso e corrente.
Le ore buone della bolognese su CastSignal
Nella pagina di ogni zona trovi onda, vento, mare e marea ora per ora, per oggi e per domani fino alle 06, e scegliendo la bolognese vedi le ore buone. Oggi CastSignal le calcola così:
| Buone | Al limite | Fuori | |
|---|---|---|---|
| Orario | da un’ora prima dell’alba a due ore dopo il tramonto | ||
| Vento | fino a 8 nodi | sopra 8 nodi | sopra 13 nodi da mare o di traverso, sopra 14 da terra |
| Onda | fino a 0,4 m | sopra 0,4 m | sopra 0,7 m |
| Corrente | quasi ferma, leggera o che si sente | forte |
Sono limiti predefiniti e prudenti, la regola di oggi: li affineremo con i riscontri di chi pesca. Una scogliera riparata regge più mare di una spiaggia aperta, e come si comporta il tuo galleggiante sul tuo spot lo sai tu. Se l’ora è “al limite” non vuol dire che non si pesca: vuol dire che serve l’attrezzatura giusta e un posto riparato. Trova la tua zona.
Per il quadro generale su come scegliere il giorno, parti da quando andare a pescare al mare.
Dove si pesca a bolognese in mare
- Scogliere naturali e frangiflutti. Il posto classico per saraghi e occhiate. Si pesca lungo la parete o vicino ai massi sommersi, dove il pesce cerca cozze e piccoli crostacei. Dalla scogliera alta il fondale è spesso di qualche metro già sotto i piedi.
- Moli e dighe foranee. Le punte delle dighe, dove l’acqua gira, sono tra i posti più citati per l’occhiata. Dal lato interno, più riparato, si pesca anche quando fuori c’è un po’ di mare.
- Porti. Cefali, saraghi piccoli, boghe e, con poca luce, spigole. Attenzione alle regole: nei porti la pesca è spesso vietata, salvo le zone e gli orari concessi dalla Capitaneria. Vedi più sotto.
- Spiaggia. Dalla spiaggia la bolognese si fa vicino alla riva, nel gradino della risacca dove l’onda rompe e scava, o accanto allo sbocco di un canale o di un fiume. Funziona con mare calmo o in scaduta, quando il mare cala dopo una mareggiata.
- Foci, canali e lagune. Il regno della spigola e dell’orata. Qui la marea fa correre l’acqua in entrata e in uscita e l’orario conta più che altrove: lo spieghiamo in alta o bassa marea per pescare.
Che canna serve: bolognese da 6 o da 7 metri?
| Cosa | Misure indicative |
|---|---|
| Canna | 6–7 m dalla scogliera e dai moli alti, 4–5 m dalla spiaggia e dai moli bassi |
| Mulinello | taglia piccola, 2000–3000, leggero e con una frizione fluida |
| Filo madre | monofilo 0,14–0,20, che affondi |
| Terminale | 0,08–0,14, spesso in fluorocarbon; più sottile con acqua limpida |
| Ami | piccoli, dal 12 al 18–20 col bigattino |
| Guadino | indispensabile dalla scogliera: il terminale sottile non regge il sollevamento |
Sulla lunghezza le fonti non danno un numero unico. Dalla scogliera la più consigliata è la 7 metri: permette di passare oltre i massi sotto i piedi e di tenere il pesce lontano dalla roccia quando tira. C’è chi trova una 8 metri troppo faticosa da tenere in mano per ore e chi sconsiglia di scendere sotto i 6. Dalla spiaggia invece c’è chi usa una 4 metri: si pesca a pochi metri dalla riva e una canna lunga è solo d’impiccio.
Sul filo le indicazioni vanno da uno 0,14 a uno 0,20 in bobina, secondo il pesce che cerchi: più sottile per saraghi e occhiate, più robusto se in zona passano spigole grosse. Sul terminale il campo è tra 0,08 e 0,14: con acqua cristallina e pesce sospettoso si scende, con acqua velata o vicino agli scogli si sale e si preferisce il fluorocarbon, che resiste meglio allo sfregamento.
La canna dev’essere leggera: la bolognese si tiene in mano tutto il tempo, perché la mangiata si ferra appena il galleggiante affonda.
Che galleggiante usare per la bolognese?
Il galleggiante si sceglie per grammatura (quanto peso regge) e per forma.
- Mare calmo, poca corrente: galleggianti leggeri, intorno a 1–2 grammi, affusolati a goccia rovesciata o a penna. Sono sensibili e segnalano anche le mangiate più timide.
- Vento moderato o corrente leggera: 2–3 grammi, a goccia, con il peso più raccolto in basso.
- Un po’ di mare: corpo più largo in alto, a pera o a goccia rovesciata, che resti stabile sulle onde, e un’antenna grossa e colorata che si veda tra la schiuma.
Le guide di pesca con il bigattino restano quasi sempre sotto i 3–4 grammi. Grammature più alte, fino a 10–15 grammi e oltre, compaiono soprattutto quando bisogna lanciare lontano, tenere esche più pesanti come la sarda o pescare con vento e corrente forti: lì la pesca diventa meno fine, e spesso conviene già pensare a un’altra tecnica.
Con poca luce molti montano un’antenna luminosa o uno starlight sul galleggiante. È un punto non chiarito: l’art. 140 del DPR 1639/1968 vieta in generale “l’uso di fonti luminose” nella pesca sportiva, salvo la torcia della pesca subacquea, e i casi di sanzione noti, come quelli della Capitaneria di Genova nel 2017, riguardano luci usate per attirare pesci e cefalopodi. Nel dubbio chiedi alla Capitaneria della tua zona.
Le montature principali
Tutte le montature da bolognese seguono lo stesso schema: filo madre → galleggiante → spallinata → girella → terminale → amo. Cambia soprattutto come distribuisci i pallini.
Spallinata a scalare, per il mare calmo
I pallini si distribuiscono lungo la lenza, più distanziati in alto e sempre più vicini verso l’amo, o tutti distanziati di qualche centimetro. L’esca scende lenta e naturale, ed è la montatura per il pesce a mezz’acqua con mare calmo.
Una montatura tipica per saraghi e occhiate dalla scogliera: galleggiante da 1,5 grammi, otto o dieci pallini piccoli scalati su circa un metro di lenza, terminale sottile di un metro circa, amo piccolo con un bigattino.
Spallinata a blocchi, per vento e corrente
I pallini si raggruppano in due o tre blocchi, con il più pesante più in basso. L’esca arriva prima alla profondità giusta e resta in pesca anche se l’acqua si muove. Il terminale si accorcia.
Piombo raccolto in basso, per il fondo e il mare mosso
Un piombo affusolato, la torpilla, o un gruppo di pallini fermati in basso, con pochi pallini piccoli sopra. L’esca va giù dritta e veloce: serve quando il pesce sta sul fondo, quando c’è corrente o quando l’onda alza il galleggiante. È la montatura che spieghiamo in bolognese con mare mosso e corrente.
La profondità
Prima di pescare si sonda: si misura la profondità con un piombino attaccato all’amo e si regola il galleggiante. Poi si pesca a mezz’acqua o con l’esca appena sopra il fondo, e si cambia profondità finché arrivano le mangiate. Sui fondali profondi della scogliera alta c’è chi non sonda e pesca a una profondità fissa di qualche metro, dove si forma la nuvola di pastura.
Le esche per la bolognese in mare
- Bigattino. La larva della mosca carnaria è l’esca più usata a bolognese in mare: la prendono saraghi, occhiate, cefali, spigole, orate, boghe, aguglie. Si innesca singolo o a ciuffo di due o tre, su un amo piccolo. Va bene anche come pastura.
- Vermi di mare. Coreano, arenicola e simili, per orate, spigole e saraghi più grossi, vicino a foci e spiagge.
- Gamberetto e cozza. Per il sarago dalla scogliera, che vive di quello che stacca dalla roccia.
- Pane. Il classico per il cefalo nei porti, innescato a pallina o con la crosta.
- Sarda a pezzetti. Per saraghi di taglia e spigole; regge meglio con galleggianti più portanti.
La pastura
La pastura serve a portare e tenere il pesce nella scia dove passa l’esca. Le formule più citate sono semplici: bigattini sfusi lanciati con la fionda, poco ma spesso, a ogni passata o quasi; oppure pane bagnato e grattugiato con formaggio o sarda, compattato con un po’ di sabbia fine perché scenda.
Sulla quantità le scuole sono due: c’è chi dalla scogliera crea subito una nuvola abbondante a qualche metro di profondità, e chi comincia con qualche lancio e poi mantiene, poco e spesso. Il rischio della pastura in eccesso è che il pesce si sazi o mangi lontano dall’esca. La pastura si lancia sempre un po’ a monte della corrente, perché arrivi giù nel punto dove passa l’esca.
Si può pasturare in mare? Il regolamento nazionale della pesca sportiva (DPR 1639/1968, articoli 137–142) non contiene un divieto di pasturazione. La vietano però diverse aree marine protette: per esempio il regolamento di Porto Cesareo e il disciplinare di Capo Caccia–Isola Piana escludono la pesca “con procedure di pasturazione” e vietano anche il bigattino, come esca e come richiamo; Capo Caccia esclude pure le esche non mediterranee come il verme coreano. Anche le ordinanze delle Capitanerie possono porre limiti, in particolare nei porti: prima di pasturare in un posto nuovo controlla le regole locali. E in ogni caso, niente sacchetti, niente avanzi lasciati sugli scogli.
Quali pesci si prendono a bolognese
- Sarago. Il bersaglio principe dalla scogliera, con mare leggermente mosso e acqua velata. Per molti i mesi migliori sono quelli autunnali.
- Occhiata. Sulle punte delle dighe e lungo le scogliere, spesso a mezz’acqua, con terminali sottili.
- Cefalo. Nei porti e vicino agli scarichi d’acqua dolce, con pane o bigattino.
- Spigola. Vicino a foci, canali e porti, con poca luce e terminale sottile. Dalla spiaggia la stagione più citata va dall’autunno all’inizio della primavera.
- Orata. Vicino a foci e porti, con vermi di mare o bigattino, galleggiante da 1 a 3 grammi secondo la corrente.
- Boghe, sugarelli, aguglie, salpe. Arrivano spesso sulla pastura, a volte prima del pesce che cerchi.
Le seppie da riva si pescano soprattutto con l’egi, non con la bolognese classica.
Le regole da sapere
- Tesserino: per pescare in mare serve la comunicazione gratuita al Ministero, da rinnovare ogni anno. Come si fa lo trovi in permesso pesca in mare.
- Al massimo 5 kg al giorno di pescato a persona, salvo un singolo pesce più pesante (DPR 1639/1968, art. 142).
- Al massimo 5 canne a persona (art. 140), e per le canne al massimo tre ami ciascuna (art. 138).
- Niente fonti luminose (art. 140, con le sole eccezioni della torcia per la pesca subacquea e della lampada per la fiocina): la frontale serve per vedere dove metti i piedi, non va puntata in acqua. Sullo starlight nel galleggiante vedi sopra.
- Niente vendita del pescato: la pesca sportiva è solo per sé.
- Porti: sono aree demaniali dove la pesca è spesso vietata, salvo le zone e gli orari concessi da un’ordinanza della Capitaneria. Prima di pescare da un molo leggi l’ordinanza del porto.
- Aree marine protette: ognuna ha il suo regolamento, con zone dove la pesca è vietata o limitata. Alcune vietano proprio gli strumenti della bolognese: pastura, bigattino, esche non mediterranee.
Sicurezza sugli scogli
La bolognese si fa spesso da scogliere e frangiflutti, che sono il posto più pericoloso dove pescare da riva.
- Guarda il mare prima di scendere, per qualche minuto: le onde arrivano a serie e ogni tanto ne entra una più alta delle altre, che sale dove eri asciutto.
- Scogli bagnati e verdi scivolano. Scarpe con suola adatta e una via d’uscita sempre libera.
- Mai da soli sugli scogli bassi o isolati, soprattutto con poca luce.
- Il guadino con il manico lungo evita di scendere verso l’acqua per prendere il pesce.
Gli errori da evitare
- Pescare troppo pesante. Galleggiante, filo e pallini più pesanti del necessario rendono la mangiata invisibile e il pesce sospettoso. Si sale di peso solo quando serve.
- Non sondare. Pescare alla profondità sbagliata è il motivo più comune per cui non arrivano mangiate.
- Uscire con vento forte di traverso. Il galleggiante corre via e la lenza fa vela: meglio un posto riparato o un altro giorno.
- Sollevare il pesce senza guadino. Con un terminale sottile si rompe proprio in quel momento.
