Questionario

Pesca ai calamari: periodo, luna, da riva e dalla barca

Il calamaro è un cacciatore notturno: tra autunno e inverno lo si trova sotto costa e si prende dai moli e dagli scogli col buio o dalla barca, a scarroccio e in verticale. Ecco quando uscire, con che mare e che luna, cosa montare e le regole da sapere.

Un calamaro trasparente nuota nell'acqua azzurra, con l'occhio grande e le pinne laterali aperte.

Il calamaro si pesca tra l’autunno e l’inverno, quando si avvicina alla costa, e soprattutto di notte: da riva dai moli, dalle scogliere e sotto le luci dei porti, dalla barca a scarroccio con la totanara, in verticale con la tecnica tataki o in traina lenta con l’affondatore. Servono mare calmo e vento debole; sulla luna i pareri dei pescatori sono divisi.

Da riva la tecnica è l’eging, la stessa della seppia. Per attrezzatura, recupero e colori degli egi c’è già la nostra scheda sulla pesca alla seppia: qui trovi solo cosa cambia col calamaro, cioè le ore, la luna, i posti, la profondità e la pesca dalla barca. Dove le fonti non sono d’accordo, lo diciamo.

Calamaro o totano: come si riconoscono?

Il calamaro comune (Loligo vulgaris) e il totano (Todarodes sagittatus) si somigliano, ma si distinguono a colpo d’occhio dalle pinne:

Calamaro Totano
Pinne lunghe, a forma di rombo, lungo gran parte della sacca corte, triangolari, tutte in fondo, a punta di freccia
Colore rosato con sfumature violacee più rossiccio o arancio
Dove vive sotto costa e sulla piattaforma, dalla superficie fino a qualche centinaio di metri animale d’altura: nel Mediterraneo vive soprattutto in profondità, raramente sopra i 100 metri
In cucina carne bianca e tenera carne più soda

Chi pesca da riva o vicino alla costa, quindi, prende quasi sempre calamari. Nei mercati e nei dialetti il nome “totano” si usa anche per altre specie simili, come Illex coindetii: la regola delle pinne resta la più affidabile.

In che periodo si pescano i calamari?

Il calamaro vive in tutto il Mediterraneo dalla superficie fino a circa 500 metri, più spesso tra i 20 e i 250. Vive poco: secondo la FAO circa due anni le femmine e tre i maschi, che arrivano a 42 cm di sacca e a un chilo e mezzo. Mangia pesci e crostacei, anche i suoi simili. La femmina depone fino a 20.000 uova in tubi gelatinosi attaccati a oggetti sul fondo, e nel Mediterraneo le uova sono state trovate dai 3 fino a oltre 500 metri di profondità.

Gli spostamenti sono meno semplici di quanto si dice: nel Mediterraneo occidentale, secondo la FAO, la deposizione dura gran parte dell’anno, i calamari più grandi si avvicinano alla costa già a gennaio e febbraio e i più piccoli d’estate. Per chi pesca con la lenza, però, i conti tornano: le schede FAO sulla piccola pesca italiana mettono la totanara in autunno e inverno, di sera e di notte, quando il calamaro si avvicina alla costa per riprodursi.

Le fonti di pesca concordano sulla stagione, da ottobre a marzo, ma non sul mese migliore.

Mesi Cosa aspettarsi
Ottobre – novembre I calamari arrivano sotto costa: per molti pescatori è il periodo migliore da riva, nei porti e sulle scogliere.
Dicembre – marzo Stagione piena dalla barca e ancora buona da riva. Per altri pescatori sono i mesi migliori; d’inverno arrivano sotto costa anche gli esemplari più grandi.
Aprile – maggio La stagione va a finire. Per Accardi l’eging può durare fino alla primavera; la scheda FAO di Marina di Camerota, invece, chiude la pesca alla totanara a marzo.
Giugno – settembre La stagione più difficile, anche dalla barca. I calamari ci sono tutto l’anno e qualcuno li trova in verticale con il tataki, ma da riva si prende poco e spesso sono piccoli.

Roberto Accardi, nella sua guida all’eging per seppie e calamari, indica il periodo tra autunno e inizio inverno, con code fino alla primavera; la guida della Lega Navale di Trieste parla di ottobre–marzo; Fabrizio Schirru, che pesca a tataki nel sud della Sardegna, mette il periodo migliore tra settembre e dicembre.

Con che mare, che vento e che luna si pescano i calamari?

Le condizioni sono quelle della seppia: mare calmo, vento debole, acqua limpida. Il calamaro caccia a vista e con l’onda sotto riva l’egi non lavora bene. Quello che cambia sono le ore e la luna.

  • Ore. Il calamaro è un cacciatore notturno: di notte risale verso la superficie e si avvicina alla costa. Il momento più atteso è il tramonto e le prime ore di buio; di giorno sta più in basso, vicino al fondo.
  • Luna. I pareri sono divisi. La guida triestina è la più precisa: senza luna il calamaro si muove poco, dal tramonto a un paio d’ore dopo; con la luna piena l’attività dura da 4–5 giorni prima a 2–3 giorni dopo. Altri, come Umberto Simonelli su Globalfishing, considerano più fruttuosa in teoria la luna crescente. È esperienza di pescatori, non uno studio: segna le uscite e verifica nella tua zona. Per le fasi c’è la nostra guida su luna e pesca.
  • Vento. Da riva una brezza leggera non disturba; vento forte di traverso fa perdere il contatto con l’egi. Dalla barca serve un vento debole, che dia uno scarroccio lento.
  • Corrente. Una corrente moderata porta il pesce piccolo e quindi i calamari; troppa corrente rende difficile tenere l’artificiale alla quota giusta.

Per sapere se stasera il mare è quello giusto guarda la previsione della tua zona: onda, vento e marea ora per ora, per oggi e domani fino alle 06. Con la tecnica rockfishing selezionata, oggi CastSignal segna le ore buone dal tramonto meno un’ora all’alba più un’ora, con onda sotto il mezzo metro e vento sotto gli 8 nodi: proprio la finestra del calamaro da riva. Sono condizioni nei limiti, non una garanzia di sicurezza: sugli scogli guarda il mare per 20–30 minuti prima di scendere, non andare da solo e porta il giubbotto. Con la tecnica barca, invece, le ore buone oggi finiscono al tramonto: per l’uscita serale guarda tu vento e onda ora per ora nella pagina. Trova la tua zona.

Dove si pescano i calamari da riva?

  • Porti e moli illuminati. Le luci attirano il pesce piccolo, e dietro arrivano i calamari. È il posto più classico, ma attenzione alle regole: nei porti la pesca è spesso vietata, vedi più sotto.
  • Scogliere e dighe frangiflutti che scendono su acqua profonda, meglio se con posidonia e fondali misti ai piedi.
  • Spiagge profonde, dove il fondale scende in fretta a pochi metri dalla riva.

Da riva conta la profondità a cui pescare, più che con la seppia. La seppia sta sul fondo; il calamaro di notte caccia anche a mezz’acqua e vicino alla superficie. Conta i secondi di discesa dell’egi e prova quote diverse: in fondo, a metà, appena sotto la superficie. Quando trovi lo strato giusto, ricordati il conteggio.

Come pescare i calamari da riva?

La base è l’eging della seppia, con canna, mulinello, filo e recupero descritti nella scheda sulla seppia. Per la tecnica in generale c’è anche la nostra pagina sul rockfishing. Col calamaro cambia questo:

  • Si pesca col buio. Tramonto e notte, come detto. Porta la frontale per vedere dove metti i piedi, ma non puntarla in acqua.
  • Non solo sul fondo. Dopo i colpi di canna, nella pausa lascia scendere l’egi col filo teso: il calamaro attacca spesso in caduta, anche a mezz’acqua. Accardi segnala anche i long-jerk con la corona di aghi, artificiali a forma di pesciolino, come più adatti a calamari e totani quando cacciano vicino alla superficie.
  • Egi che scendono più lenti. La guida triestina consiglia per il calamaro a mezz’acqua egi con una discesa lenta, intorno ai 5 secondi per metro; per stare vicino al fondo più rapidi, intorno ai 3 secondi per metro. La velocità di discesa di solito è indicata sulla confezione.
  • L’attacco è diverso. La seppia si sente come un peso morto; il calamaro arriva da sotto, allunga i tentacoli e afferra, e una volta agganciato si sentono le sue pulsazioni mentre cerca di staccarsi. Recupera lento e costante, con la frizione morbida, e usa il guadino.
  • Colori di notte. Qui le fonti divergono. Per la guida triestina con acqua torbida o senza luna vanno rosa e arancio, con la luna visibile colori naturali con finitura lucida. Accardi, nella sua guida ai colori degli egi per seppie e calamari, senza luna preferisce il nero, che fa sagoma, con la luna piena blu e argento, sotto le luci del porto il giallo; e aggiunge un’osservazione onesta: quando i calamari sono in caccia, il colore conta poco.

Come pescare i calamari dalla barca?

Dalla barca il calamaro si cerca su scogliere miste a posidonia e secche vicino alla costa. Sulla profondità i numeri cambiano molto: la scheda FAO sulla totanara parla di fondali fino a una trentina di metri, la guida triestina indica come ideali i 20–25 metri ma da esplorare fino a 80, e Maurizio Pastacaldi su Yacht Digest li cerca di giorno intorno ai 40 metri e al tramonto intorno ai 20. Di notte i calamari salgono verso la superficie; di giorno stanno vicino al fondo, più al largo. L’ecoscandaglio aiuta: i calamari compaiono come piccole strisce oblique tra il mezzo fondo e il fondo, spesso vicino al pesce foraggio. Per le basi della pesca in barca c’è la nostra pagina sulla pesca dalla barca.

A scarroccio con la totanara

Si spegne il motore e ci si lascia portare dal vento o dalla corrente, come per la seppia, ma con piombi più pesanti e l’artificiale che lavora un po’ staccato dal fondo.

  • Montatura: uno spezzone di nylon 0,30–0,35 lungo circa 2 metri, con una girella in alto e un moschettone in fondo per il piombo; sul trave si fanno due asole a circa 50 cm l’una dall’altra per attaccare due totanare, oppure due braccioli corti di fluorocarbon 0,25 su snodi girevoli.
  • Piombo: da 70 a 150 grammi, secondo quanto spinge lo scarroccio. Se la deriva è troppo veloce, l’ancora galleggiante la rallenta.
  • Azione: cala fino al fondo, alza di 40–60 cm e muovi la canna su e giù con dolcezza. Ogni tanto recupera qualche metro e ricala: i calamari possono stare anche molto sopra il fondo.

In verticale con il tataki

Il tataki è una tecnica di origine giapponese: in verticale, con un trave che porta da due a cinque oppai, piccoli artificiali con la corona di aghi, e un piombo in fondo. Il suo vantaggio è che funziona anche di giorno, quando i calamari stanno più in basso. Si pratica soprattutto dalla barca, ma anche dalle scogliere e dai moli.

  • Montatura: trave di fluorocarbon lungo 1,5–2 metri, con le asole a distanza regolare e gli oppai agganciati con i moschettoncini da tataki; in fondo il piombo con una girella. Per il diametro del trave le guide vanno da 0,23 a 0,35. Con corrente forte c’è chi monta gli oppai su braccioli corti. In bobina trecciato sottile, 0,10–0,14.
  • Piombo: secondo Schirru di solito 100 grammi, 150–180 con più corrente, 50–60 con poca corrente e una canna molto sensibile. Serve una canna di circa 2,40 m con la punta sensibile, che regga piombi da 150 grammi e oltre.
  • Azione: lenza quasi a picco sotto la barca, poi colpi di canna corti e ripetuti, con brevi pause: l’attacco arriva quasi sempre nella pausa. Ogni tanto recupera o rilascia qualche metro per cambiare quota.

Le guide indicano per il tataki fondali tra i 20 e i 50 metri; Schirru d’estate li ha trovati anche sui 28. Per i calamari più grandi, scrive la guida triestina, bisogna scendere più in fondo.

In traina lenta con l’affondatore

La traina al calamaro si fa intorno ai 2 nodi (le guide vanno da 1,5 a 3), con artificiali simili a pesciolini o gamberi che al posto delle ancorette hanno la corona di aghi, filati 20–30 metri dietro la barca.

  • Su fondali bassi, 6–7 metri, basta l’artificiale sulla lenza senza piombo.
  • Per scendere si usa un piombo o un affondatore: una guida di negozio indica quote di lavoro da 8–10 fino a 20–25 metri, con piombi da 100, 200 o 500 grammi, e consiglia un affondatore idrodinamico, perché con un piombo da mezzo chilo il calamaro può attaccarsi senza far partire la frizione, e non te ne accorgi. Altre guide usano piombi più leggeri, da 50 a 200 grammi.

Esche naturali

Oltre agli artificiali, dalla barca alcuni pescatori mettono in fondo alla lenza una totanara semplice arricchita con un pesciolino, come per la seppia. I calamari si nutrono di gamberi e pesce piccolo, come sugarelli e mendole, ed è su queste prede che si regolano forme e misure degli artificiali.

Le regole da sapere

  • Taglia minima: non c’è. Né il regolamento europeo sulle taglie minime (Reg. UE 2019/1241) né il regolamento italiano della pesca (DPR 1639/1968) fissano una misura per il calamaro. Possono esserci ordinanze locali, per esempio nelle aree marine protette. Rilascia comunque i calamari piccoli.
  • Niente luci per attirarli. L’art. 140, lettera f, del DPR 1639/1968 vieta alla pesca sportiva l’uso di fonti luminose, con le sole eccezioni della torcia della pesca subacquea e della lampada per la fiocina. Niente lampade puntate in acqua e niente luci a bordo per richiamare i calamari sotto la barca: si vede fare, ma per chi pesca per sport è vietato, e le multe ci sono, come i 1.000 euro a testa con sequestro dell’attrezzatura a due pescatori sportivi all’Elba nel 2019. Le luci del porto vanno bene: non le accendi tu.
  • Totanare con LED o starlight, torcia UV. La norma è del 1968 e non le distingue. Nel 2017 la Capitaneria di Genova, dopo alcune multe, ha ribadito che sono vietate “tutte le fonti luminose atte ad attirare pesci e cefalopodi”; a chi ha chiesto per iscritto delle totanare a LED la Guardia Costiera ha risposto solo citando l’art. 140. Lo stesso dubbio vale per la torcia UV con cui molti caricano gli egi fosforescenti: chiedi alla Capitaneria della tua zona.
  • Al massimo 5 kg al giorno a persona tra pesci, molluschi e crostacei, salvo un singolo pesce più pesante (art. 142). I calamari contano nei 5 kg.
  • Al massimo 5 canne a persona (art. 140).
  • Quanti artificiali per lenza. L’art. 138 limita a tre ami le canne e a sei le correntine, ma elenca a parte le “lenze per cefalopodi” e la “canna per cefalopodi”, senza fissare un numero di totanare o di oppai. È la nostra lettura del testo, non un parere ufficiale: se vuoi esserne sicuro chiedi alla Capitaneria, oppure resta a tre artificiali.
  • Lontano dai pescherecci. Non si pesca a meno di 500 metri dalle unità della pesca professionale (art. 139).
  • Niente vendita del pescato: la pesca sportiva è solo per sé.
  • Porti: sono aree demaniali dove la pesca è spesso vietata, salvo le zone e gli orari concessi da un’ordinanza della Capitaneria. Prima di pescare da un molo leggi l’ordinanza del porto.
  • Tesserino: per pescare in mare serve la comunicazione gratuita al Ministero, da rinnovare ogni anno. Trovi tutto nella guida al permesso di pesca in mare.

Gli errori da evitare

  • Pescare sempre sul fondo. Il calamaro di notte sta anche a mezz’acqua: prova più quote prima di cambiare posto.
  • Uscire di giorno da riva e aspettarsi il pieno. Da riva il calamaro si prende col buio; di giorno lo si cerca dalla barca, in profondità.
  • Ferrare con uno strappo o recuperare a scatti. Il calamaro è agganciato per i tentacoli, che si lacerano: recupero lento e costante.
  • Salparlo senza guadino. Con più calamari sulla stessa lenza, imbarca in fretta i primi e guadina l’ultimo.
  • Usare una luce in acqua o a bordo per richiamarli. È vietato e si rischia la multa, anche se “lo fanno tutti”.
  • Prenderlo a mani nude. Spruzza il nero: tienilo lontano da te e mettilo subito nel secchio.

Domande frequenti

In che periodo si pescano i calamari?

Tra autunno e inverno, di solito da ottobre a marzo: è la stagione indicata dalla guida della Lega Navale di Trieste e dalla scheda FAO sulla totanara della piccola pesca a Marina di Camerota. Molti pescatori considerano l'autunno il periodo migliore, altri l'inverno. D'estate da riva si prende poco: i calamari ci sono tutto l'anno, ma è la stagione più difficile.

Qual è l'orario migliore per pescare i calamari?

Il tramonto e la notte. Il calamaro caccia col buio e di notte risale verso la superficie e si avvicina alla costa. Di giorno sta più in basso, vicino al fondo: si prende ancora, soprattutto dalla barca con la tecnica tataki, ma serve cercarlo più in profondità.

La luna piena aiuta a pescare i calamari?

I pareri sono divisi. La guida della Lega Navale di Trieste scrive che senza luna il calamaro si muove poco, dal tramonto a un paio d'ore dopo, mentre con la luna piena l'attività dura da 4 o 5 giorni prima a 2 o 3 giorni dopo. Altri pescatori indicano invece la luna crescente come la fase migliore. Non abbiamo trovato studi che diano ragione agli uni o agli altri: segna le tue uscite e verifica nella tua zona.

Che differenza c'è tra calamaro e totano?

Si riconoscono dalle pinne. Nel calamaro sono lunghe, a forma di rombo, e corrono per gran parte del corpo; nel totano sono corte e triangolari, tutte in fondo alla sacca, a punta di freccia. Il totano è un animale d'altura che nel Mediterraneo vive soprattutto in profondità, mentre il calamaro è quello che si incontra sotto costa. In cucina il calamaro ha carni più bianche e tenere.

Si possono usare le luci per pescare i calamari?

No. Il regolamento della pesca (DPR 1639/1968, art. 140, lettera f) vieta a chi pesca per sport l'uso di fonti luminose, a parte la torcia della pesca subacquea e la lampada della fiocina. Niente lampade puntate in acqua e niente luci a bordo per richiamare i calamari: le Capitanerie le multano. Sulle totanare con LED o starlight la norma non dice nulla di specifico e la Capitaneria di Genova nel 2017 ha detto che ogni luce capace di attirare pesci e cefalopodi è vietata: nel dubbio chiedi alla Capitaneria della tua zona. Pescare sotto le luci del porto o di un lungomare va bene: non le accendi tu.

C'è una taglia minima per il calamaro?

No. Né il regolamento europeo sulle taglie minime né il regolamento italiano della pesca fissano una misura per il calamaro. Valgono le regole generali: al massimo 5 kg di pescato al giorno a persona e nessuna vendita. I calamari piccoli è buona regola rilasciarli.

A che profondità si pescano i calamari dalla barca?

Dipende dall'ora e dalla zona, e le fonti danno numeri diversi. La scheda FAO sulla totanara parla di posidonia e fondali misti fino a una trentina di metri, di sera e di notte; la guida della Lega Navale di Trieste indica come ideali i 20-25 metri, ma da esplorare fino a 80; chi pesca a tataki in Sardegna lavora tra i 30 e i 50. Di giorno i calamari stanno più in basso e più al largo, al tramonto e di notte salgono. Conviene provare più quote finché non si trova lo strato giusto.