Il polpo si pesca tutto l’anno, con due stagioni preferite da chi lo cerca: l’autunno e la tarda primavera. Da riva e dalla barca si usa soprattutto la polpara, un piombo con una corona di ami su cui si lega l’esca, di solito un granchio o una zampa di gallina, oppure l’octopus jig, l’artificiale da polpo. Si cerca dove ci sono tane: scogliere, moli, fondali misti di sassi e sabbia. Serve mare calmo e acqua chiara, perché la polpara va sentita e il fondo va visto.
Qui sotto trovi il periodo, con che mare uscire, dove cercarlo, come usare la polpara da riva e dalla barca, gli artificiali e, soprattutto, cosa la legge consente e cosa no tra nasse, fiocina e pesca in apnea. Dove le fonti non sono d’accordo, lo diciamo.
Quando si pesca il polpo: il periodo mese per mese
Il polpo comune (Octopus vulgaris) vive su tutti i fondali del Mediterraneo, ma preferisce quelli rocciosi e pieni di anfratti entro i 50 metri. È solitario e stanziale: si sposta poco, al massimo per evitare l’acqua troppo fredda. Secondo la scheda di ARPA Puglia vive un solo ciclo riproduttivo e poi muore, matura tra i 5 e i 7 mesi di vita e nel Mediterraneo si riproduce soprattutto tra primavera ed estate.
Le guide di pesca concordano che si prende tutto l’anno. Sul periodo migliore invece divergono.
| Mesi | Cosa aspettarsi |
|---|---|
| Settembre – dicembre | Per quasi tutte le fonti è la stagione migliore da riva: tanti polpi, spesso piccoli, nati in primavera. |
| Gennaio – marzo | Si pesca ancora, ma con l’acqua fredda e il mare spesso mosso il polpo è meno attivo. |
| Aprile – luglio | Alcune guide indicano maggio–luglio come il periodo dei polpi più grandi; altre dicono che in piena estate il polpo sta in tana ed è più difficile. È anche la stagione della riproduzione. |
| Agosto | Mese di passaggio tra le due stagioni: le fonti non lo indicano tra i migliori. |
Il nostro consiglio è semplice: in autunno rilascia i polpi piccoli, che sono quelli dell’anno, e in primavera ed estate ricorda che stai pescando nella stagione in cui si riproduce. Le femmine, sempre secondo ARPA Puglia, maturano intorno ai 300 grammi.
Con che mare e che vento si pesca il polpo?
Le guide sono d’accordo su un punto: mare calmo e acqua limpida sono le condizioni migliori per stanare il polpo tra gli scogli; con il mare appena mosso resta attivo, ma pescare diventa più difficile.
- Onda. La polpara va trascinata piano sul fondo e sentita. Con l’onda la lenza va e viene, non senti l’attacco e ti incagli più spesso. Dagli scogli, poi, l’onda è prima di tutto un problema di sicurezza.
- Vento. Un vento leggero non disturba. Forte e di traverso, sposta la lenza e rende impossibile sentire il peso del polpo. Dalla barca decide la deriva: troppo vento e la polpara non tocca più il fondo. Per capire come cambia il mare con il vento da terra o da mare leggi con che vento si pesca.
- Acqua. Chiara è meglio, soprattutto se peschi a vista dal molo o dagli scogli. Con l’acqua torbida dopo una mareggiata vedi poco e, con gli artificiali, conviene passare a colori fluo.
- Luce. Alba e tramonto sono gli orari più indicati, ma il polpo si pesca anche di giorno.
- Marea e luna. Non ci sono dati solidi sul polpo. Se vuoi capire cosa cambia, leggi le guide su marea e luna.
Sulla pagina della tua zona trovi onda, vento, mare e marea ora per ora per oggi e domani fino alle 06. Per il polpo da riva guarda soprattutto onda e vento: oggi CastSignal, con la tecnica rockfishing, segna al limite le ore con onda sopra 0,5 metri o vento sopra gli 8 nodi. Le ore buone del rockfishing vanno da un’ora prima del tramonto a un’ora dopo l’alba, e le ore di giorno compaiono come fuori orario: se peschi il polpo di giorno guarda onda e vento ora per ora, con gli stessi numeri. Dalla barca seleziona la tecnica barca: le ore buone vanno da un’ora prima dell’alba al tramonto, con vento al limite sopra i 10 nodi e onda al limite sopra il mezzo metro. Trova la tua zona.
Le ore “nei limiti” non vogliono dire sicure: dagli scogli guarda il mare per 20–30 minuti prima di scendere, non andare da solo e porta il giubbotto.
Dove cercare i polpi
- Scogliere e massi, naturali o frangiflutti, da meno di un metro fino a 12–15 metri d’acqua: è lì che ci sono le tane.
- Fondali misti di sabbia e sassi, con rocce isolate: ogni masso può avere la sua tana.
- Bordi della posidonia, dove la prateria incontra sabbia e rocce.
- Porti e moli, imboccature comprese, se l’ordinanza lo consente.
Un trucco riportato da molti: davanti alla tana il polpo lascia i resti dei pasti, gusci di conchiglie, pezzi di granchio, sassolini sistemati a semicerchio. Se li vedi, la polpara va calata lì.
Come si pesca il polpo da riva con la polpara
La polpara è un piombo, a forma di saponetta o di goccia, con una corona di ami robusti alla base. Sopra si lega l’esca. La si cala sul fondo e la si muove piano tra i sassi: il polpo la vede, la scambia per un granchio, la abbraccia e resta agganciato agli ami.
La polpara da scoglio: l’attrezzatura
| Cosa | Indicazioni |
|---|---|
| Lenza | a mano, con un cordino di 2–3 mm lungo una quindicina di metri; oppure una canna robusta da bolentino pesante o spinning medio-pesante |
| Filo | trecciato o nylon dello 0,35–0,40 sulla canna; terminale di nylon 0,50–0,60 |
| Polpara | in commercio va da 50 a 200 g; da riva e dal molo si usa di solito tra 75 e 125 g, 50 g sui fondali bassi con acqua ferma, di più con risacca e corrente |
| Straccio | un pezzetto di stoffa bianca legato poco sopra l’esca, per farla vedere |
| Guadino | indispensabile |
La polpara si usa in due modi. Dagli scogli e dai moli, con la polpara sotto i piedi, si lavora in verticale: la si fa salire e scendere sul fondo, piano, aspettando l’attacco. Dalla spiaggia o da una scogliera bassa si lancia a mano o con la canna e si recupera lentissimo, con soste frequenti, facendola strisciare tra i sassi come un granchio che scappa.
Polpara fai da te
Si trovano kit già montati con cordino e granchio finto. Chi la costruisce da sé lega a corona, alla base di un piombo a goccia, alcuni ami grandi rivolti verso l’alto, e ferma l’esca con un elastico o del filo di rame.
Polpara con zampa di gallina
È il metodo tradizionale, ancora usato. La zampa di gallina, pulita, si lega sopra la polpara o una decina di centimetri sopra il piombo; molti ne portano una o due di scorta. Ha due vantaggi: dura molto più del granchio e il bianco della pelle si vede bene sul fondo.
Le esche
- Granchio, vivo o morto, è l’esca più citata da tutte le fonti.
- Zampa di gallina, la più resistente.
- Pesce: gronghetto, sarda, boga, sugarello, legati sulla polpara.
Molti pescatori montano due esche insieme, per esempio granchio e gronghetto. Un errore comune è usare esche troppo grandi: meglio un boccone che il polpo possa abbracciare tutto.
Quando ferrare
Qui le fonti divergono. Alcune guide dicono di non ferrare subito e aspettare che il polpo si sia avvinghiato bene; altre consigliano una ferrata rapida, con la regola “nel dubbio, ferra”. Su un punto sono tutte d’accordo: dopo l’attacco si sente un peso, come un incaglio morbido, e da quel momento si recupera subito, lento ma senza fermarsi. Se ti fermi il polpo si aggrappa a uno scoglio o rientra in tana; se tiri forte mentre è in tana, rischi di strappargli i tentacoli e perderlo.
Pesca al polpo dalla barca
Dalla barca la polpara si usa in verticale, con una lenza lunga abbastanza per la profondità e la deriva, mentre la barca scarroccia piano sopra i fondali misti e rocciosi. La polpara deve toccare il fondo, sollevarsi di poco e ricadere: se il vento spinge troppo non ci riesce, e un’ancora galleggiante aiuta a rallentare. Con la corrente forte o sui fondali più profondi servono polpare da 150–200 g. Per la deriva, l’ancora galleggiante e le uscite in sicurezza trovi tutto nella pagina sulla pesca dalla barca.
Dalla barca, regola importante, vale anche il divieto di pescare a meno di 500 metri dalle barche della pesca professionale al lavoro (DPR 1639/1968, art. 139).
Artificiali per polpi: l’octopus jig
L’octopus jig, che in Giappone chiamano tako egi, è la versione per polpi dell’egi da seppie: un artificiale più pesante, con ancorette o una corona di uncini rivolti verso l’alto, pensato per lavorare a contatto con il fondo e scorrere tra gli scogli senza incagliarsi troppo. È la tecnica moderna del rockfishing applicata al polpo.
- Attrezzatura: canna robusta da eging o da spinning da 2,40–2,70 m, con fusto potente perché il polpo va staccato dal fondo, mulinello taglia 3000–4000, trecciato e finale resistente all’abrasione.
- Animazione: si lascia toccare il fondo, poi scatti brevi verso l’alto e pause lunghe, mantenendo il filo in tensione. Gli attacchi arrivano soprattutto nella ricaduta e nella pausa.
- Ferrata: quando senti il peso, le guide consigliano una ferrata decisa ma non violenta, o una trazione progressiva, per staccare subito il polpo dal fondo senza strappargli i tentacoli.
- Colori: con l’acqua limpida colori naturali, con l’acqua torbida fluo. Arancio, giallo e bianco sono tra i più usati.
- Corrente: si aggiunge una zavorra di qualche grammo, di più se la corrente è forte.
Se peschi già le seppie a eging, la logica è la stessa, cambia il ritmo: più lento e sempre sul fondo. Trovi l’eging spiegato nella scheda sulla pesca alla seppia.
Nassa, trappole e fiocina per polpi: cosa è consentito
È la parte su cui in rete si legge di tutto. Abbiamo controllato il testo vigente del regolamento della pesca marittima su Normattiva (DPR 1639/1968, articoli 128 bis, 129, 138 e 140, nella versione riscritta nel 1983).
Consentito
- Polpara e octopus jig. Tra gli attrezzi della pesca sportiva l’art. 138 elenca le “lenze per cefalopodi” e la “canna per cefalopodi”.
- Nasse, al massimo due per barca. L’art. 138 mette le nasse tra gli attrezzi consentiti e l’art. 140 dice che da ciascuna imbarcazione non possono essere calate più di due nasse, qualunque sia il numero di persone a bordo. La norma parla di imbarcazioni e non dice nulla delle nasse calate da riva: chiedi alla Capitaneria prima di farlo. Molte Capitanerie poi aggiungono regole proprie: per esempio l’ordinanza 14/2025 di Fano ammette le nasse sportive solo da unità da diporto, in una fascia tra 200 e 500 metri dalla costa (350–500 in estate), segnalate da un galleggiante con bandierina gialla che riporta il codice del tesserino. L’art. 133 permette inoltre al capo del compartimento marittimo di regolare con un’ordinanza la pesca dei molluschi con nasse e altri attrezzi fissi, quindi leggi l’ordinanza della tua zona.
- Fiocina a mano. È tra gli attrezzi consentiti (art. 138), ed è l’unico caso, insieme alla torcia del subacqueo, in cui si può usare una lampada (art. 140).
- Pesca in apnea. L’art. 128 bis dice che il pescatore sportivo subacqueo non può raccogliere molluschi, e il polpo è un mollusco. Secondo una circolare del Ministero della Marina Mercantile del 1987, riportata dall’Area marina protetta di Portofino, il divieto non riguarda i cefalopodi, che si possono catturare entro i limiti di peso. In apnea valgono comunque le regole della pesca subacquea: mai dal tramonto all’alba, almeno 500 metri dalle spiagge frequentate dai bagnanti, sempre con il galleggiante segnasub, e niente fucile sotto i 16 anni.
Non consentito
- File di barattoli, vasi o trappole in serie. Le file con centinaia di barattoli sono un attrezzo della pesca professionale e non compaiono tra quelli consentiti dall’art. 138. Anche se qualcuno considera un vaso alla stregua di una nassa, il limite resterebbe di due per barca.
- Più di due nasse per barca, anche se a bordo siete in tanti.
- Luci per attirare il polpo, tranne la lampada della fiocina e la torcia del subacqueo (art. 140).
- Autorespiratori per pescare. La pesca subacquea sportiva si fa solo in apnea (art. 128 bis).
Le regole da sapere
- Taglia minima: non c’è. Né il regolamento italiano (DPR 1639/1968) né quello europeo sulle taglie minime (Reg. UE 2019/1241) fissano una misura per il polpo nel Mediterraneo. In rete si leggono 450, 500 o 750 grammi: il peso di 750 g vale per l’Atlantico, non per i nostri mari, e per 450 o 500 g non abbiamo trovato nessuna norma, né nazionale né europea. Lo scrive anche la scheda di ARPA Puglia citata sopra: per il Mediterraneo non è prevista una taglia minima.
- Fermi regionali. Le Regioni possono vietare la pesca del polpo in alcune zone e periodi. Un esempio: nel 2022 la Sardegna ha vietato la pesca del polpo, anche sportiva, nel Golfo di Oristano dal 1° giugno al 31 luglio (decreto 1547/DecA/28). Per il 2026, a metà ottobre, non ci risultano fermi regionali per la pesca sportiva del polpo, ma possono uscire in qualsiasi momento: ogni anno controlla le ordinanze della tua Regione e della Capitaneria; nelle aree marine protette possono esserci limiti più bassi.
- Al massimo 5 kg al giorno a persona tra pesci, molluschi e crostacei, salvo un singolo pesce più pesante (art. 142). Il polpo conta nei 5 kg.
- Al massimo 5 canne a persona (art. 140).
- Niente vendita: la pesca sportiva è solo per sé.
- Porti: la pesca è spesso vietata, salvo le zone e gli orari concessi da un’ordinanza della Capitaneria.
- Tesserino: per pescare in mare serve la comunicazione gratuita al Ministero, da rinnovare ogni anno. Tutto spiegato in permesso per pescare in mare.
Gli errori da evitare
- Fermarsi durante il recupero. Il polpo si aggrappa a uno scoglio o torna in tana.
- Tirare forte quando è in tana. Rischi di strappargli i tentacoli e perderlo comunque.
- Sollevarlo senza guadino. Molla la presa proprio fuori dall’acqua.
- Recuperare troppo in fretta la polpara lanciata: deve strisciare, non volare.
- Esche troppo grandi. Il polpo deve poterle abbracciare.
- Tenere i polpi piccoli. In autunno sono la maggioranza: lasciali crescere.
- Prenderlo a mani nude. Si attacca con le ventose, può mordere e spruzzare acqua dal sifone: tienilo con un panno o mettilo subito in un secchio chiuso, perché scappa.
- Uscire con il mare formato. Non senti la polpara, ti incagli e, dagli scogli, rischi.
