Questionario

Eging da riva: canna, egi, periodo e con che mare

L'eging è la pesca a seppie e calamari con l'egi, l'artificiale a forma di gamberetto nato in Giappone. Qui trovi quando uscire, con che vento e che mare, cosa montare, come muovere l'egi e le regole da sapere.

Un lungo pontile illuminato sul mare calmo dopo il tramonto, con alcune persone in fondo: col buio le luci dei moli attirano i pesciolini e i calamari che li cacciano.

L’eging è la pesca a seppie e calamari con l’egi, un artificiale a forma di gamberetto con una corona di aghi al posto dell’amo. Si fa soprattutto da riva, da moli, scogliere e spiagge profonde, dall’autunno alla primavera, con poco vento e acqua limpida, al tramonto e col buio. È una pesca leggera, di sensazioni: il cefalopode non abbocca, afferra l’egi con i tentacoli mentre scende.

I dettagli per specie sono nelle schede sulla pesca alla seppia e sulla pesca al calamaro; qui trovi cosa le accomuna, con che mare si esce e come leggere le ore buone di CastSignal. Dove le fonti non sono d’accordo, lo diciamo.

Cos’è l’eging, e che differenza c’è tra egi e totanara?

L’egi viene dal Giappone, dove i calamari si pescano con la lenza da secoli; la pesca da riva con questi artificiali e con canne dedicate, secondo la rivista americana The Fisherman, è nata negli anni Novanta, e da lì viene il nome: eging, “pescare con l’egi”. In Italia si è diffusa molto negli ultimi anni.

La parola totanara crea un po’ di confusione, perché si usa in due modi:

  • in senso largo, per ogni artificiale con la corona di aghi per cefalopodi, egi compresi: la guida della Lega Navale di Trieste parla di “totanare da eging”;
  • in senso stretto, per la totanara classica, di forme diverse, che si usa soprattutto in verticale o a scarroccio dalla barca, con il piombo sulla lenza.

L’egi ha invece una forma precisa: un gamberetto con la zavorra sotto la testa, che lo fa scendere inclinato, “planando”. È fatto per essere lanciato, lasciato affondare e fatto scattare verso l’alto. Se cerchi una totanara per seppie o una totanara per calamari da usare da riva, quello che ti serve è un egi; per la barca va bene anche la totanara classica.

Dove si fa eging?

  • Moli e dighe foranee, soprattutto dove guardano il largo e c’è un po’ di fondo.
  • Scogliere che scendono su sabbia e posidonia: le seppie girano intorno agli scogli e ai bordi delle praterie.
  • Spiagge profonde, dove il fondale cala in fretta, e spiagge con chiazze di posidonia. Qui si fanno pochi lanci a ventaglio e poi ci si sposta di qualche metro.
  • Porti, di notte, sotto i lampioni che attirano il pesce piccolo. Sono anche il riparo quando dalla spiaggia c’è troppo mare. Ma solo dove l’ordinanza della Capitaneria lo consente: vedi le regole più sotto.
  • Dalla barca, a scarroccio o in verticale: è nella pagina sulla pesca dalla barca.

La seppia sta sul fondo, anche in pochi metri; il calamaro vuole più acqua e di notte caccia anche a mezz’acqua.

Quando si fa eging e con che mare?

Il vento

Conta più di tutto, perché si pesca con un artificiale da 10–20 grammi e un trecciato sottilissimo. Due guide giapponesi lo misurano in metri al secondo: per Tsurigood sotto i 3 m/s (circa 6 nodi) si va dappertutto e oltre i 10 si torna a casa; per Fun Fishing 365 fino a circa 5 m/s (10 nodi) si pesca senza problemi, oltre i 6 diventa molto difficile e oltre gli 8 (circa 15 nodi) è quasi impossibile.

Conta anche da dove soffia. Il vento di traverso è il peggiore: gonfia il trecciato in una pancia, trascina l’egi e non sai più dove sta scendendo. Il vento alle spalle aiuta il lancio; quello in faccia lo accorcia, ma il filo resta dritto. Quale sia da terra e quale da mare sulla tua costa lo spiega la guida su con che vento si pesca. Aiutano la punta della canna bassa e un egi più pesante della stessa misura.

L’acqua limpida, la scaduta e la pioggia

Seppie e calamari cacciano a vista: serve mare calmo o poco mosso e acqua limpida. Con l’onda che rompe sotto riva l’egi non lavora e i cefalopodi si spostano.

Dopo una mareggiata conviene aspettare che l’acqua schiarisca: spesso uno o due giorni. C’è anche chi racconta di seppie già in caccia nella scaduta, con l’acqua ancora velata. Lo stesso vale dopo una pioggia forte, soprattutto vicino alle foci: il fiume porta acqua torbida e meno salata, e molti pescatori evitano quei tratti per qualche giorno. Non abbiamo trovato studi su questo: è esperienza di pesca.

L’acqua torbida non è nei dati delle previsioni: CastSignal non la vede, va guardata sul posto.

La corrente

Una corrente moderata porta il pesce piccolo e quindi i predatori. Troppa corrente trascina l’egi, lo stacca dal fondo e fa perdere il contatto; la guida triestina scrive che i calamari non amano le correnti forti. Con un po’ di corrente aiuta una zavorrina da 3–5 g sulla testa dell’egi.

Le ore buone di CastSignal per l’eging

Nella pagina della tua zona scegli la tecnica eging e vedi le ore buone di oggi e domani fino alle 06. Oggi CastSignal considera le ore da due ore prima del tramonto a un’ora dopo l’alba; quelle di giorno, fuori da quella fascia, sono segnate fuori orario, uno stato a parte che non dice niente sul mare. Dentro l’orario, ogni ora è buona, al limite o fuori (è la regola di oggi, provvisoria):

Al limite Fuori
Vento sopra 7 nodi sopra 11 nodi di traverso, 13 da mare, 15 da terra
Raffiche sopra 13 nodi sopra 18 nodi
Onda sopra 0,4 m sopra 0,7 m
Mare lungo che arriva sulla costa sopra 0,3 m sopra 0,5 m
Mare che monta con onda sopra 0,3 m
Corrente forte
Pioggia moderata, sopra 2,5 mm l’ora forte, sopra 7,6 mm l’ora
Temporale previsto in quell’ora o nelle due dopo

Il perché di questi numeri:

  • Vento. Più stretti di quelli giapponesi: “al limite” già sopra i 7 nodi, mentre per Fun Fishing 365 fino a 10 si pesca senza problemi; il “fuori”, tra 11 e 15 nodi (5,7–7,7 m/s), cade dove per loro diventa molto difficile. Il traverso ha il limite più basso perché fa la pancia nel trecciato; il vento da terra, alle spalle, ha quello più alto perché aiuta il lancio.
  • Mare lungo. È l’unico indizio di acqua torbida che abbiamo: l’onda lunga che entra sulla costa smuove il fondo anche senza vento.
  • Mare che monta. È al limite, non fuori, perché l’eging si fa spesso da moli e porti riparati, dove il mare che cresce fuori pesa meno.
  • Luna. Non conta nelle ore buone, perché le fonti si contraddicono (vedi sotto).

Le ore migliori della serata guadagnano punti con l’acqua calma, il vento da terra debole e la marea che si muove.

Che differenza c’è con il rockfishing e la bolognese

Eging Rockfishing Bolognese
Orario da 2 ore prima del tramonto a 1 ora dopo l’alba da 1 ora prima del tramonto a 1 ora dopo l’alba da 1 ora prima dell’alba a 2 ore dopo il tramonto
Onda al limite / fuori 0,4 / 0,7 m 0,5 / 0,8 m 0,4 / 0,7 m
Vento al limite 7 nodi 8 nodi 8 nodi
Mare che monta al limite sempre fuori non conta

Il rockfishing, in CastSignal, è ora la pesca leggera dagli scogli col mare calmo: i suoi limiti sono nati dalla sicurezza sugli scogli, per questo mette fuori il mare che monta e guarda il periodo dell’onda. L’eging ha limiti nati dal filo e dall’egi leggero e dall’acqua limpida. La bolognese è una pesca di giorno, dall’alba alle prime ore di buio. Se peschi l’egi da uno scoglio esposto, guarda anche le ore del rockfishing.

Condizioni nei limiti non vuol dire sicurezza: sugli scogli guarda il mare 20–30 minuti prima di scendere, non andare da solo e porta il giubbotto. Trova la tua zona.

Qual è l’orario migliore per l’eging?

  • Seppia: alba, tramonto e prime ore di buio, ma si prende anche di giorno, con meno costanza. D’inverno anche il pomeriggio: uno studio sulle seppie in vasca (Oliveira e colleghi, Fishes, 2017) ha trovato in estate e in autunno un’attività soprattutto notturna, legata al tramonto, e in dicembre e gennaio i picchi nel pomeriggio, alle 15:20 e alle 18:13. È uno studio in vasca, non sul campo.
  • Calamaro: tramonto e buio. Di notte risale verso la superficie e si avvicina alla costa; di giorno sta più in basso e si cerca dalla barca.
  • Alba: l’ultima ora utile per entrambi, prima che la luce piena li allontani.

Per questo la fascia di CastSignal parte due ore prima del tramonto, e copre il tardo pomeriggio d’inverno. Il primo pomeriggio resta fuori orario: se vuoi provarci, guarda vento e onda ora per ora.

La luna conta?

È discussa, e lo diciamo chiaramente.

  • A favore della luna piena: uno studio di Ulaş e Aydın (African Journal of Biotechnology, 2011) ha confrontato le catture di calamari (Loligo vulgaris) con jig di cinque colori sulla costa turca dell’Egeo: la luce della luna piena ha avuto un effetto positivo sulle catture, e il rosso è risultato il colore più catturante. È un solo studio, in un solo tratto di mare. La guida della Lega Navale di Trieste scrive che senza luna il calamaro si muove poco, dal tramonto a un paio d’ore dopo, mentre con la luna piena l’attività dura da 4–5 giorni prima a 2–3 giorni dopo.
  • Altri pareri: Umberto Simonelli su Globalfishing considera la luna crescente la fase in teoria più fruttuosa, e precisa che sono spunti personali. Molti pescano invece le notti buie sotto le luci del porto, dove i lampioni fanno da luna.
  • Per la seppia non abbiamo trovato studi sulla luna.

Segna le uscite e verifica nella tua zona. Le fasi sono nella guida su luna e pesca.

In che periodo si fa eging?

Mesi Cosa aspettarsi da riva
Ottobre – dicembre Il picco per molti: seppie e calamari si avvicinano alla costa con l’acqua che si raffredda.
Gennaio – febbraio Si pesca ancora, spesso nei porti riparati; le seppie in Adriatico stanno al largo.
Marzo – aprile Il secondo picco: le seppie grandi arrivano sotto costa per riprodursi.
Maggio – settembre Da riva il periodo più povero; a fine estate compaiono le seppioline nate in primavera, da lasciar crescere.

Le fonti concordano sulla stagione fredda, non sul mese migliore: Accardi la mette tra autunno e inizio inverno con code fino alla primavera, la guida triestina dà per il calamaro ottobre–marzo.

Che canna da eging serve, e che mulinello?

Cosa Misure indicative
Canna 2,40–2,70 m da spiaggia e scogli, 2,10–2,50 m dal porto; tarata per egi 2–3.5
Mulinello taglia 2500–3000, frizione dolce
Filo trecciato PE 0.6–0.8 (circa 0,12–0,15 mm), meglio colorato a metri
Terminale fluorocarbon 0,20–0,30, lungo 1–2 m

Perché una canna da eging e non una da spinning? Roberto Accardi lo spiega in canna da eging, le differenze con lo spinning: è tarata sulle misure degli egi, non sui grammi; è veloce ma con una curva più progressiva sotto carico, perché l’egi non si stacchi quando il cefalopode scappa; ha la punta molto sensibile per sentire le tocche in caduta; ed è leggera, per le lunghe sessioni notturne.

La frizione va regolata morbida: nella sua guida all’eging per seppie e calamari Accardi la vuole tarata in modo che scatti a metà del colpo di canna, per non strappare i tentacoli. Il trecciato colorato a metri aiuta a sapere a che distanza e a che profondità hai trovato il pesce.

La montatura da riva

La montatura eging da riva è semplicissima: trecciato in bobina, un nodo di giunzione al fluorocarbon (FG o simili) e l’egi su un moschettone piccolo, di solito senza girella, così lo cambi in fretta. Niente piombo sulla lenza: il peso è dentro l’egi.

Che egi usare: misure, peso e colori

La misura dell’egi è un numero giapponese che indica la lunghezza, e di conseguenza il peso. La guida triestina dà questi valori medi:

Misura Lunghezza Peso medio
2.5 7,5 cm 10 g
3.0 9 cm 15 g
3.5 10,5 cm 20 g
  • 3.0 è la più versatile da riva.
  • 2.5 su fondali bassi, con acqua calma e con le seppie piccole: sono i classici egi per seppie da fondale basso.
  • 3.5 su fondali più profondi, con vento o corrente, o per lanciare più lontano.

Conta anche la velocità di affondamento, di solito scritta sulla confezione in secondi per metro: la guida triestina indica per un 3.5 circa 3 secondi per metro, e consiglia egi più lenti (intorno ai 5 s/m) per i calamari a mezz’acqua e più rapidi (intorno ai 3 s/m) vicino al fondo. A parità di misura esistono versioni “deep”, più pesanti, utili col vento.

Sui colori Accardi ha scritto una guida dettagliata, riassunta nella scheda della seppia: in breve, colori caldi con acqua sporca o bassa, naturali e blu-argento con acqua limpida e luce, rosso e ambra all’alba e al tramonto, nero senza luna, giallo nei porti illuminati. E aggiunge che quando i calamari sono in caccia il colore conta poco. Più del colore conta il contrasto con lo sfondo.

Come si muove l’egi: jerk, caduta e pausa

  1. Lancia e lascia scendere l’egi fino al fondo, contando i secondi: ti dice quanto è profondo il posto.
  2. Due o tre colpi di canna (jerk) decisi ma corti, che fanno saltare l’egi verso l’alto.
  3. Pausa e caduta: l’egi ricade planando, col filo appena teso. È qui che arriva la maggior parte degli attacchi.
  4. Ripeti fino a riva, cambiando ritmo e lunghezza delle pause.

La seppia si sente come un peso; il calamaro arriva da sotto e si sentono le sue pulsazioni. Si recupera lento e costante, senza strappi, e si usa il guadino: sono agganciati per i tentacoli, che si lacerano.

Le regole da sapere

  • Tesserino: per pescare in mare serve la comunicazione gratuita al Ministero, da rinnovare ogni anno: tutto nella guida al permesso di pesca in mare.
  • Al massimo 5 kg al giorno a persona tra pesci, molluschi e crostacei, salvo un singolo pesce più pesante (DPR 1639/1968, art. 142). Seppie e calamari contano nei 5 kg.
  • Nessuna taglia minima per seppia e calamaro, né nel regolamento europeo né nel DPR 1639/1968. Possono esserci ordinanze locali; i piccoli è buona regola rilasciarli.
  • Niente fonti luminose. L’art. 140, lettera f, del DPR 1639/1968 vieta alla pesca sportiva “l’uso di fonti luminose”: niente lampade in acqua. Su egi con LED, luci chimiche o torcia UV per gli egi fosforescenti la norma non distingue: chiedi alla Capitaneria. Le luci del porto vanno bene: non le accendi tu.
  • Porti: solo dove l’ordinanza della Capitaneria lo consente, nelle zone e negli orari indicati.
  • Niente vendita del pescato.

Gli errori da evitare

  • Uscire col vento di traverso. Cerca un posto dove il vento arrivi alle spalle.
  • Recuperare troppo in fretta. L’egi esce dalla vista dei cefalopodi; allunga le pause.
  • Ferrare con uno strappo. Stacca i tentacoli. Basta mettere in tensione e recuperare costante.
  • Puntare la frontale in acqua. Serve per vedere dove metti i piedi, non per illuminare il mare.

Domande frequenti

Cos'è l'eging?

È la pesca a seppie e calamari con l'egi, un artificiale a forma di gamberetto con una corona di aghi senza ardiglione al posto dell'amo. Si lancia, si lascia affondare e si anima con colpi di canna e pause: il cefalopode lo afferra con i tentacoli e resta agganciato agli aghi. L'egi viene dal Giappone e l'eging da riva con questi artificiali si è diffuso dagli anni Novanta. Si pratica soprattutto da riva: moli, scogliere e spiagge profonde.

Che differenza c'è tra egi e totanara?

In Italia totanara è il nome generico di ogni artificiale con la corona di aghi per cefalopodi, compresi gli egi. Quando si distinguono, l'egi è quello a forma di gamberetto, con la zavorra sotto la testa e l'assetto inclinato, pensato per essere lanciato e fatto planare; la totanara classica è spesso più dritta e si usa soprattutto in verticale o a scarroccio dalla barca, con il piombo.

In che periodo si fa eging?

Da riva la stagione va dall'autunno alla primavera. Il picco per molti pescatori è tra ottobre e dicembre, poi di nuovo tra marzo e aprile, quando le seppie grandi si avvicinano alla costa per riprodursi. Il calamaro da riva si cerca soprattutto da ottobre a marzo. L'estate calda è il periodo più povero.

Che canna serve per l'eging da riva?

Una canna da eging lunga tra 2,40 e 2,70 metri, tarata sulle misure degli egi e non sui grammi, di solito da 2 a 3.5. Rispetto a una canna da spinning ha la punta più sensibile, per sentire le tocche in caduta, e una curva più progressiva sotto carico, così l'egi non si stacca quando il cefalopode scappa. Dal porto basta anche una canna più corta, da 2,10 a 2,50 metri.

Che mulinello e che filo per l'eging?

Un mulinello taglia 2500 o 3000 con frizione dolce, caricato con trecciato PE sottile, tra 0.6 e 0.8 (circa 0,12–0,15 mm), e un terminale di fluorocarbon tra 0,20 e 0,30 lungo uno o due metri. Il trecciato serve per sentire le tocche e far scattare l'egi, il fluorocarbon per non farsi vedere e per resistere agli scogli.

Con che vento si può fare eging?

Con poco vento. Le guide giapponesi danno come ideale fino a 3 metri al secondo, circa 6 nodi, ancora praticabile fino a 5, circa 10 nodi, e quasi impossibile oltre gli 8. Il vento peggiore è quello di traverso, che gonfia il trecciato; quello alle spalle aiuta il lancio. CastSignal segna al limite le ore con vento oltre i 7 nodi e fuori quelle oltre 11 nodi di traverso, 13 da mare e 15 da terra.

La luna piena aiuta l'eging?

Per il calamaro c'è qualche indizio, non una regola. Uno studio sulla costa turca dell'Egeo (Ulaş e Aydın, 2011) ha trovato più calamari con la luna piena, e la guida della Lega Navale di Trieste dice lo stesso; ma è un solo studio in un solo tratto di mare, e altri pescatori preferiscono la luna crescente o le notti buie sotto le luci del porto. Per la seppia non abbiamo trovato studi. CastSignal non tiene conto della luna nelle ore buone dell'eging.

Si può fare eging nei porti?

Solo dove l'ordinanza della Capitaneria lo consente: i porti sono aree demaniali dove la pesca è spesso vietata, salvo zone e orari indicati. Valgono poi le regole generali della pesca sportiva: comunicazione gratuita al Ministero, al massimo 5 kg di pescato al giorno, niente vendita e niente fonti luminose, vietate dall'art. 140, lettera f, del DPR 1639/1968. Le luci del porto vanno bene perché non le accendi tu.