L’aguglia si pesca soprattutto dalla primavera all’inizio dell’autunno, quando i branchi si avvicinano a moli, scogliere e imboccature dei porti e cacciano in superficie. Le tecniche da riva sono tre: la bombarda galleggiante, il galleggiante a bolognese con la pastura, e la matassina, un ciuffo di filo in cui i denti dell’aguglia si impigliano. Le esche più usate sono la striscia di sarda, il verme coreano e il bigattino. Serve il mare calmo, l’acqua limpida e un amo a gambo lungo.
Qui sotto trovi quando uscire, con che mare, dove cercarla, come montare la canna e le regole da sapere. Dove le fonti non sono d’accordo, lo diciamo.
Che pesce è l’aguglia
L’aguglia (Belone belone) è un pesce azzurro lungo e sottile, con il dorso verde-blu, i fianchi argentati e le mascelle allungate a formare un becco pieno di denti fitti. Da noi si prende di solito tra i 40 e i 60 centimetri, e pesa qualche etto. Vive in branchi nello strato d’acqua più alto, e si nutre di pesciolini come sardine e acciughe e di piccoli crostacei.
Non va confusa con altri due pesci che portano nomi simili:
- l’aguglia imperiale (Tetrapturus belone), un marlin del Mediterraneo che può superare i due metri e vive al largo: è un’altra pesca;
- la costardella (Scomberesox saurus), che qualcuno confonde con l’aguglia: arriva al massimo a una quarantina di centimetri, ha il becco più corto, non ha le lische verdi e all’amo con l’esca quasi non abbocca.
Gli studi sulla specie dicono che l’aguglia vive soprattutto al largo e si avvicina alla costa per riprodursi: secondo uno studio di sei anni lungo la costa croata la deposizione comincia a gennaio e ha il picco tra marzo e maggio; sulle coste della Tunisia va da marzo a giugno. È il motivo per cui la primavera è il momento in cui molti la vedono arrivare sotto i moli.
Quando si pescano le aguglie: il periodo mese per mese
Sul periodo le fonti non sono d’accordo. Quasi tutte la mettono sotto costa dalla primavera inoltrata a settembre; qualcuna indica giugno come il mese migliore, altre spostano il picco tra fine agosto e novembre, quando i branchi seguono il pesce foraggio prima delle prime mareggiate fredde. Molto dipende dalla zona e dagli anni.
| Mesi | Cosa aspettarsi |
|---|---|
| Aprile – maggio | Le aguglie si avvicinano alla costa per la riproduzione. Primi branchi sotto i moli e lungo le scogliere, soprattutto con l’acqua che si scalda e il mare calmo. |
| Giugno – agosto | Per molte guide il periodo migliore. Branchi in superficie la mattina e nel pomeriggio, spesso insieme alle lecce stella. |
| Settembre – ottobre | Si pesca ancora bene, per alcuni meglio che in estate, finché l’acqua resta limpida e calda. |
| Novembre – marzo | Le aguglie stanno per lo più al largo. Qualche branco tardivo a novembre con il mare calmo, poi poco. |
Sull’orario quasi tutte le guide indicano la mattina, dall’alba, come il momento migliore, e si pesca anche nel pomeriggio. Federico Marchetti di Surfcastingblog, nel suo articolo sulla pesca a fondo estiva, scrive che vanno bene la mattina e il pomeriggio, mentre la sera difficilmente abboccano. C’è anche chi racconta catture con il sole alto o di notte, ma l’aguglia caccia a vista e la luce conta.
Con che mare e che vento si pescano le aguglie?
L’aguglia è un pesce di mare calmo e acqua limpida. Caccia in superficie guardando verso l’alto: con l’onda e con l’acqua torbida scende e si allontana dalla riva.
- Mare. Calmo o appena increspato. Una leggera increspatura aiuta, perché nasconde il filo e rende il pesce meno sospettoso; con il mare formato le aguglie spariscono dallo strato alto. C’è chi con l’acqua increspata fa lavorare la bombarda un metro sotto la superficie invece che a galla.
- Vento. È il limite vero. La bombarda e il galleggiante pesano pochi grammi e restano fuori dall’acqua: col vento di traverso il filo fa pancia, l’esca corre fuori dalla zona del branco e la ferrata arriva tardi. Il vento da terra disturba meno e allunga il lancio. Ne parliamo in con che vento si pesca.
- Acqua. Dopo una mareggiata l’acqua resta torbida per giorni sotto costa: per l’aguglia conviene aspettare che si pulisca. Su come cambia il mare dopo una burrasca leggi la scaduta di mare.
- Corrente. Leggera aiuta, porta l’esca e la pastura lungo il molo. Forte rende difficile tenere l’esca nel punto giusto.
CastSignal non ha un profilo dedicato alla bombarda, quindi devi scegliere tu quale ore buone guardare, e con quali limiti:
- Bolognese, se peschi col galleggiante o con la bombarda da un molo o da una scogliera riparata: è il profilo più vicino a questa pesca. Oggi CastSignal segna le ore buone da un’ora prima dell’alba a due ore dopo il tramonto, mette al limite il vento sopra gli 8 nodi e l’onda sopra i 40 centimetri, e considera fuori il vento sopra i 13 nodi da mare o di traverso (14 da terra) e l’onda sopra i 70 centimetri. Tutto nella pagina sulla pesca a bolognese in mare.
- Spinning, se peschi con la matassina o con piccoli artificiali e lanci tanto: le ore vanno da un’ora prima dell’alba a due ore dopo il tramonto, con vento al limite sopra i 12 nodi e onda al limite sopra 1,2 metri. Attenzione però: questo profilo mette al limite il mare piatto col sole alto (onda sotto mezzo metro), perché è pensato per spigola e serra. Per l’aguglia è il contrario: il mare calmo e limpido è quello buono. Usa le sue soglie di vento, non il giudizio sul mare piatto. Vedi lo spinning in mare.
- Barca, per la traina leggera o la pesca a galla al largo: le ore buone vanno da un’ora prima dell’alba al tramonto, con vento al limite sopra i 10 nodi e fuori sopra i 13, onda al limite sopra il mezzo metro e fuori sopra gli 0,8 metri.
La pagina di ogni zona mostra onda, vento, mare e marea ora per ora, per oggi e per domani fino alle 06. Che l’acqua sia limpida o velata lo devi valutare tu sul posto. Trova la tua zona.
Dove cercare le aguglie
- Moli e frangiflutti. Il posto classico. Le aguglie girano lungo la testata e sul lato esterno, dove l’acqua è più profonda e pulita. Cerca i movimenti in superficie: pesciolini che saltano, piccoli schizzi, a volte le aguglie stesse che saltano fuori.
- Imboccature dei porti e scogliere. Dove c’è ricambio d’acqua e pesce foraggio. Prima di pescare in un porto leggi l’ordinanza della Capitaneria: in molte banchine la pesca è vietata o limitata a certe zone.
- Spiagge con acqua profonda vicino a riva. In estate si prendono anche a fondo, con lanci corti: Marchetti le mette, insieme alle lecce stella, tra le prede da cercare nei primi 40 metri dalla riva.
- Dalla barca. Sotto costa e sulle mangianze, dove il pesce foraggio è spinto in superficie. È lì che le aguglie si prendono anche a traina leggera.
Pesca all’aguglia con la bombarda
È la tecnica più diffusa da riva: permette di lanciare lontano un’esca leggera e di tenerla in superficie, dove sta il pesce.
La montatura
La bombarda si infila scorrevole sul filo madre; sotto vanno un gommino o una perlina paracolpi e una girella, molti la usano tripla per tenere il terminale lontano dalla bombarda. Alla girella si lega il terminale. Le misure qui sotto tornano nelle guide dei negozi e nei forum, ma non c’è una fonte unica che le fissi: prendile come punto di partenza.
| Cosa | Misure indicative |
|---|---|
| Canna | da bombarda, intorno ai 4–4,50 m, con potenza di lancio adatta al peso della bombarda |
| Bombarda | galleggiante, mai affondante; una ventina di grammi col mare calmo, di più per lanciare lontano |
| Terminale | 0,16–0,18, lungo da 1 a 2–3 m; più lungo e più fine con l’acqua molto limpida |
| Amo | gambo lungo, dal 14 al 10; anche più grande con strisce di pesce o calamaro |
Sulla bombarda non usare quelle affondanti: l’aguglia sta nei primi due o tre metri d’acqua, e un’esca che scende sotto il branco non la vede nessuno. Il grado di affondamento è di solito indicato sul corpo, accanto al peso: controlla che sia una galleggiante.
Come si recupera
Lancia oltre il branco, aspetta qualche secondo che il terminale si distenda, poi recupera lento, con qualche strappetto della canna e brevi pause. Le aguglie seguono l’esca e la colpiscono spesso più volte. Quando senti la toccata non ferrare subito: fermati, lascia che l’aguglia prenda l’esca, riparti piano e ferra solo quando senti il peso. È il consiglio che ricorre in quasi tutti i racconti di chi la pesca, perché la ferrata immediata sul becco duro va quasi sempre a vuoto.
La matassina per aguglie
La matassina è un ciuffo di filo sottile, di nylon o di lana, legato in fondo al terminale. Non ha bisogno di ferrata: l’aguglia la morde come un pesciolino e i suoi denti fitti si impigliano nei fili. Per questo è molto usata per un pesce che con l’amo si slama spesso.
Si usa con la bombarda o a spinning leggero, recuperata a galla. Qualcuno ci aggiunge sotto un piccolo amo o un’ancoretta per non perdere il pesce: ricorda che una canna può avere al massimo tre ami (DPR 1639/1968, art. 138), e che nessuna norma nazionale dice se un’ancoretta conta come uno o come tre ami. Se hai dubbi chiedi alla Capitaneria, o resta alla matassina senza amo.
Togliere la matassina dal becco richiede pazienza: i fili si incastrano tra i denti. Una pinza a becchi lunghi aiuta.
Pesca all’aguglia con il galleggiante
Dove l’acqua è più tranquilla, nei porti e lungo le scogliere riparate, si pesca a bolognese, spesso insieme a occhiate, boghe e saraghi che arrivano sulla stessa pastura. È una pesca più fine della bombarda.
- Galleggiante leggero, di 2–4 grammi, con poca piombatura sotto: l’esca deve stare tra mezzo metro e un paio di metri di profondità, non di più.
- Terminale 0,14–0,16, amo a gambo lungo del 12 o del 14.
- Pastura leggera, che resti in alto: sarda tritata e pane, senza sabbia. Poca e spesso. Se il branco sale, accorcia il fondale.
Come si scelgono canna, galleggiante e spallinata lo spieghiamo nella pagina sulla pesca a bolognese in mare. In estate si prendono aguglie anche a fondo dalla spiaggia, con un terminale lungo e un piccolo galleggiante sul bracciolo che tiene l’esca staccata dal fondo: Marchetti indica un trave di 220 centimetri dello 0,26, due braccioli di almeno 150 centimetri, amo del 12 o del 14 a filo fino, pop-up o flotter e un piombo di 50 grammi.
Le esche per le aguglie
- Striscia di sarda o di sgombro. L’esca più citata. Sottile, lunga pochi centimetri, innescata in modo che l’amo resti coperto e la coda sventoli.
- Verme coreano. Innescato sul gambo lungo con un pezzo lasciato libero, che si muove nel recupero. Funzionano anche tremolina e arenicola, soprattutto a fondo.
- Bigattino. A ciuffo, con il galleggiante, dove è consentito: alcune aree marine protette lo vietano, come esca e come pastura.
- Calamaro o seppia. Striscioline lunghe pochi centimetri, resistenti: restano sull’amo anche dopo diverse toccate.
- Artificiali. Matassina, piumette, piccoli siliconici bianchi sottili, ondulanti piccoli e argentati. Con la bombarda vanno recuperati lenti.
Pesca all’aguglia a spinning e dalla barca
Le aguglie attaccano anche piccoli artificiali lanciati a spinning ultraleggero: ondulanti sottili, minnow piccoli e lunghi, matassine con un piccolo piombo. Il problema resta l’aggancio sul becco, e molti pesci si slamano in recupero. Con canna leggera e filo sottile è comunque una pesca divertente sulle mangianze sotto costa.
Dalla barca si prendono a traina leggera, intorno ai 3 nodi, con piumette o piccoli artificiali vicino alla superficie, e a galla con la pastura quando la barca è ferma. Le soglie da guardare sono quelle del profilo barca; come si organizza la traina lo trovi in pesca a traina e in pesca dalla barca.
L’aguglia come esca e l’aguglia artificiale
L’aguglia non è solo una preda: è anche una delle esche più amate dai predatori.
- Aguglia viva per la traina col vivo al pesce serra e alla ricciola, trainata lenta, spesso sotto i 2 nodi.
- Aguglia morta o a trancio, a traina o a fondo, per serra e spigola.
- Aguglia artificiale. Quando si cerca “aguglia artificiale” di solito non si parla di pescare l’aguglia, ma di un’esca che la imita: il needle, l’artificiale lungo e sottile da spinning che si recupera a pelo d’acqua, e l’aguglia snodata in plastica o legno per la traina al serra. Ne parliamo nelle pagine sullo spinning in mare e sul pesce serra.
Le regole da sapere
- Taglia minima. L’aguglia non compare nell’elenco del regolamento della pesca marittima (DPR 1639/1968, art. 87) né in quello europeo per il Mediterraneo (Reg. UE 2019/1241, allegato IX): nessuna taglia specifica; vale il minimo generale di 7 cm per i pesci. Secondo gli studi l’aguglia si riproduce la prima volta tra i 28 e i 37 centimetri, a seconda della zona: rilasciare le più piccole è una scelta tua, ma sensata. Alcuni circoli e gare usano misure più alte nei loro regolamenti: valgono per loro, non sono legge.
- Al massimo 5 kg al giorno di pescato a persona, salvo un singolo pesce più pesante.
- Al massimo 5 canne a persona, ciascuna con non più di tre ami: occhio alle ancorette sotto la matassina e ai sabiki con tanti ami.
- Niente fonti luminose in pesca (art. 140): la norma vieta “l’uso di fonti luminose”, e non distingue la luce per attirare il pesce dalle luci chimiche sulla lenza. Se hai dubbi chiedi alla Capitaneria.
- Niente vendita del pescato: la pesca sportiva è solo per sé.
- Porti e moli: spesso la pesca è vietata o consentita solo in certe zone e orari, per ordinanza della Capitaneria. Leggila prima.
- Tesserino: per pescare in mare serve la comunicazione gratuita al Ministero. Come si fa lo trovi in permesso pesca in mare.
Gli errori da evitare
- Pescare troppo a fondo. L’aguglia sta in alto. Bombarda affondante o galleggiante con tanto fondale vogliono dire esca sotto il branco.
- Ferrare subito. Sul becco duro la ferrata immediata va a vuoto. Fermati, lascia prendere, poi ferra.
- Amo corto e grosso. Si pianta male nel becco stretto. Gambo lungo, filo sottile.
- Uscire col mare mosso e l’acqua torbida. Le aguglie scendono e si allontanano. Aspetta il mare calmo e l’acqua pulita.
- Puntare tutto sulla sera. Caccia a vista: per quasi tutti la mattina e il pomeriggio rendono di più.
- Sollevarla di peso dal molo. Si slama facilmente: con un pesce grosso usa il guadino.
