Questionario

Pesca all'aguglia: periodo, esche, bombarda e matassina

L'aguglia è il pesce del becco lungo che gira a galla in branchi vicino a moli e scogliere: si pesca con la bombarda, con il galleggiante o con la matassina, quasi sempre col mare calmo. Ecco quando uscire, cosa innescare e come non perderla alla ferrata.

Tavola naturalistica del 1804 di un'aguglia: corpo lunghissimo e sottile, dorso verde-azzurro e becco appuntito.

L’aguglia si pesca soprattutto dalla primavera all’inizio dell’autunno, quando i branchi si avvicinano a moli, scogliere e imboccature dei porti e cacciano in superficie. Le tecniche da riva sono tre: la bombarda galleggiante, il galleggiante a bolognese con la pastura, e la matassina, un ciuffo di filo in cui i denti dell’aguglia si impigliano. Le esche più usate sono la striscia di sarda, il verme coreano e il bigattino. Serve il mare calmo, l’acqua limpida e un amo a gambo lungo.

Qui sotto trovi quando uscire, con che mare, dove cercarla, come montare la canna e le regole da sapere. Dove le fonti non sono d’accordo, lo diciamo.

Che pesce è l’aguglia

L’aguglia (Belone belone) è un pesce azzurro lungo e sottile, con il dorso verde-blu, i fianchi argentati e le mascelle allungate a formare un becco pieno di denti fitti. Da noi si prende di solito tra i 40 e i 60 centimetri, e pesa qualche etto. Vive in branchi nello strato d’acqua più alto, e si nutre di pesciolini come sardine e acciughe e di piccoli crostacei.

Non va confusa con altri due pesci che portano nomi simili:

  • l’aguglia imperiale (Tetrapturus belone), un marlin del Mediterraneo che può superare i due metri e vive al largo: è un’altra pesca;
  • la costardella (Scomberesox saurus), che qualcuno confonde con l’aguglia: arriva al massimo a una quarantina di centimetri, ha il becco più corto, non ha le lische verdi e all’amo con l’esca quasi non abbocca.

Gli studi sulla specie dicono che l’aguglia vive soprattutto al largo e si avvicina alla costa per riprodursi: secondo uno studio di sei anni lungo la costa croata la deposizione comincia a gennaio e ha il picco tra marzo e maggio; sulle coste della Tunisia va da marzo a giugno. È il motivo per cui la primavera è il momento in cui molti la vedono arrivare sotto i moli.

Quando si pescano le aguglie: il periodo mese per mese

Sul periodo le fonti non sono d’accordo. Quasi tutte la mettono sotto costa dalla primavera inoltrata a settembre; qualcuna indica giugno come il mese migliore, altre spostano il picco tra fine agosto e novembre, quando i branchi seguono il pesce foraggio prima delle prime mareggiate fredde. Molto dipende dalla zona e dagli anni.

Mesi Cosa aspettarsi
Aprile – maggio Le aguglie si avvicinano alla costa per la riproduzione. Primi branchi sotto i moli e lungo le scogliere, soprattutto con l’acqua che si scalda e il mare calmo.
Giugno – agosto Per molte guide il periodo migliore. Branchi in superficie la mattina e nel pomeriggio, spesso insieme alle lecce stella.
Settembre – ottobre Si pesca ancora bene, per alcuni meglio che in estate, finché l’acqua resta limpida e calda.
Novembre – marzo Le aguglie stanno per lo più al largo. Qualche branco tardivo a novembre con il mare calmo, poi poco.

Sull’orario quasi tutte le guide indicano la mattina, dall’alba, come il momento migliore, e si pesca anche nel pomeriggio. Federico Marchetti di Surfcastingblog, nel suo articolo sulla pesca a fondo estiva, scrive che vanno bene la mattina e il pomeriggio, mentre la sera difficilmente abboccano. C’è anche chi racconta catture con il sole alto o di notte, ma l’aguglia caccia a vista e la luce conta.

Con che mare e che vento si pescano le aguglie?

L’aguglia è un pesce di mare calmo e acqua limpida. Caccia in superficie guardando verso l’alto: con l’onda e con l’acqua torbida scende e si allontana dalla riva.

  • Mare. Calmo o appena increspato. Una leggera increspatura aiuta, perché nasconde il filo e rende il pesce meno sospettoso; con il mare formato le aguglie spariscono dallo strato alto. C’è chi con l’acqua increspata fa lavorare la bombarda un metro sotto la superficie invece che a galla.
  • Vento. È il limite vero. La bombarda e il galleggiante pesano pochi grammi e restano fuori dall’acqua: col vento di traverso il filo fa pancia, l’esca corre fuori dalla zona del branco e la ferrata arriva tardi. Il vento da terra disturba meno e allunga il lancio. Ne parliamo in con che vento si pesca.
  • Acqua. Dopo una mareggiata l’acqua resta torbida per giorni sotto costa: per l’aguglia conviene aspettare che si pulisca. Su come cambia il mare dopo una burrasca leggi la scaduta di mare.
  • Corrente. Leggera aiuta, porta l’esca e la pastura lungo il molo. Forte rende difficile tenere l’esca nel punto giusto.

CastSignal non ha un profilo dedicato alla bombarda, quindi devi scegliere tu quale ore buone guardare, e con quali limiti:

  • Bolognese, se peschi col galleggiante o con la bombarda da un molo o da una scogliera riparata: è il profilo più vicino a questa pesca. Oggi CastSignal segna le ore buone da un’ora prima dell’alba a due ore dopo il tramonto, mette al limite il vento sopra gli 8 nodi e l’onda sopra i 40 centimetri, e considera fuori il vento sopra i 13 nodi da mare o di traverso (14 da terra) e l’onda sopra i 70 centimetri. Tutto nella pagina sulla pesca a bolognese in mare.
  • Spinning, se peschi con la matassina o con piccoli artificiali e lanci tanto: le ore vanno da un’ora prima dell’alba a due ore dopo il tramonto, con vento al limite sopra i 12 nodi e onda al limite sopra 1,2 metri. Attenzione però: questo profilo mette al limite il mare piatto col sole alto (onda sotto mezzo metro), perché è pensato per spigola e serra. Per l’aguglia è il contrario: il mare calmo e limpido è quello buono. Usa le sue soglie di vento, non il giudizio sul mare piatto. Vedi lo spinning in mare.
  • Barca, per la traina leggera o la pesca a galla al largo: le ore buone vanno da un’ora prima dell’alba al tramonto, con vento al limite sopra i 10 nodi e fuori sopra i 13, onda al limite sopra il mezzo metro e fuori sopra gli 0,8 metri.

La pagina di ogni zona mostra onda, vento, mare e marea ora per ora, per oggi e per domani fino alle 06. Che l’acqua sia limpida o velata lo devi valutare tu sul posto. Trova la tua zona.

Dove cercare le aguglie

  • Moli e frangiflutti. Il posto classico. Le aguglie girano lungo la testata e sul lato esterno, dove l’acqua è più profonda e pulita. Cerca i movimenti in superficie: pesciolini che saltano, piccoli schizzi, a volte le aguglie stesse che saltano fuori.
  • Imboccature dei porti e scogliere. Dove c’è ricambio d’acqua e pesce foraggio. Prima di pescare in un porto leggi l’ordinanza della Capitaneria: in molte banchine la pesca è vietata o limitata a certe zone.
  • Spiagge con acqua profonda vicino a riva. In estate si prendono anche a fondo, con lanci corti: Marchetti le mette, insieme alle lecce stella, tra le prede da cercare nei primi 40 metri dalla riva.
  • Dalla barca. Sotto costa e sulle mangianze, dove il pesce foraggio è spinto in superficie. È lì che le aguglie si prendono anche a traina leggera.

Pesca all’aguglia con la bombarda

È la tecnica più diffusa da riva: permette di lanciare lontano un’esca leggera e di tenerla in superficie, dove sta il pesce.

La montatura

La bombarda si infila scorrevole sul filo madre; sotto vanno un gommino o una perlina paracolpi e una girella, molti la usano tripla per tenere il terminale lontano dalla bombarda. Alla girella si lega il terminale. Le misure qui sotto tornano nelle guide dei negozi e nei forum, ma non c’è una fonte unica che le fissi: prendile come punto di partenza.

Cosa Misure indicative
Canna da bombarda, intorno ai 4–4,50 m, con potenza di lancio adatta al peso della bombarda
Bombarda galleggiante, mai affondante; una ventina di grammi col mare calmo, di più per lanciare lontano
Terminale 0,16–0,18, lungo da 1 a 2–3 m; più lungo e più fine con l’acqua molto limpida
Amo gambo lungo, dal 14 al 10; anche più grande con strisce di pesce o calamaro

Sulla bombarda non usare quelle affondanti: l’aguglia sta nei primi due o tre metri d’acqua, e un’esca che scende sotto il branco non la vede nessuno. Il grado di affondamento è di solito indicato sul corpo, accanto al peso: controlla che sia una galleggiante.

Come si recupera

Lancia oltre il branco, aspetta qualche secondo che il terminale si distenda, poi recupera lento, con qualche strappetto della canna e brevi pause. Le aguglie seguono l’esca e la colpiscono spesso più volte. Quando senti la toccata non ferrare subito: fermati, lascia che l’aguglia prenda l’esca, riparti piano e ferra solo quando senti il peso. È il consiglio che ricorre in quasi tutti i racconti di chi la pesca, perché la ferrata immediata sul becco duro va quasi sempre a vuoto.

La matassina per aguglie

La matassina è un ciuffo di filo sottile, di nylon o di lana, legato in fondo al terminale. Non ha bisogno di ferrata: l’aguglia la morde come un pesciolino e i suoi denti fitti si impigliano nei fili. Per questo è molto usata per un pesce che con l’amo si slama spesso.

Si usa con la bombarda o a spinning leggero, recuperata a galla. Qualcuno ci aggiunge sotto un piccolo amo o un’ancoretta per non perdere il pesce: ricorda che una canna può avere al massimo tre ami (DPR 1639/1968, art. 138), e che nessuna norma nazionale dice se un’ancoretta conta come uno o come tre ami. Se hai dubbi chiedi alla Capitaneria, o resta alla matassina senza amo.

Togliere la matassina dal becco richiede pazienza: i fili si incastrano tra i denti. Una pinza a becchi lunghi aiuta.

Pesca all’aguglia con il galleggiante

Dove l’acqua è più tranquilla, nei porti e lungo le scogliere riparate, si pesca a bolognese, spesso insieme a occhiate, boghe e saraghi che arrivano sulla stessa pastura. È una pesca più fine della bombarda.

  • Galleggiante leggero, di 2–4 grammi, con poca piombatura sotto: l’esca deve stare tra mezzo metro e un paio di metri di profondità, non di più.
  • Terminale 0,14–0,16, amo a gambo lungo del 12 o del 14.
  • Pastura leggera, che resti in alto: sarda tritata e pane, senza sabbia. Poca e spesso. Se il branco sale, accorcia il fondale.

Come si scelgono canna, galleggiante e spallinata lo spieghiamo nella pagina sulla pesca a bolognese in mare. In estate si prendono aguglie anche a fondo dalla spiaggia, con un terminale lungo e un piccolo galleggiante sul bracciolo che tiene l’esca staccata dal fondo: Marchetti indica un trave di 220 centimetri dello 0,26, due braccioli di almeno 150 centimetri, amo del 12 o del 14 a filo fino, pop-up o flotter e un piombo di 50 grammi.

Le esche per le aguglie

  • Striscia di sarda o di sgombro. L’esca più citata. Sottile, lunga pochi centimetri, innescata in modo che l’amo resti coperto e la coda sventoli.
  • Verme coreano. Innescato sul gambo lungo con un pezzo lasciato libero, che si muove nel recupero. Funzionano anche tremolina e arenicola, soprattutto a fondo.
  • Bigattino. A ciuffo, con il galleggiante, dove è consentito: alcune aree marine protette lo vietano, come esca e come pastura.
  • Calamaro o seppia. Striscioline lunghe pochi centimetri, resistenti: restano sull’amo anche dopo diverse toccate.
  • Artificiali. Matassina, piumette, piccoli siliconici bianchi sottili, ondulanti piccoli e argentati. Con la bombarda vanno recuperati lenti.

Pesca all’aguglia a spinning e dalla barca

Le aguglie attaccano anche piccoli artificiali lanciati a spinning ultraleggero: ondulanti sottili, minnow piccoli e lunghi, matassine con un piccolo piombo. Il problema resta l’aggancio sul becco, e molti pesci si slamano in recupero. Con canna leggera e filo sottile è comunque una pesca divertente sulle mangianze sotto costa.

Dalla barca si prendono a traina leggera, intorno ai 3 nodi, con piumette o piccoli artificiali vicino alla superficie, e a galla con la pastura quando la barca è ferma. Le soglie da guardare sono quelle del profilo barca; come si organizza la traina lo trovi in pesca a traina e in pesca dalla barca.

L’aguglia come esca e l’aguglia artificiale

L’aguglia non è solo una preda: è anche una delle esche più amate dai predatori.

  • Aguglia viva per la traina col vivo al pesce serra e alla ricciola, trainata lenta, spesso sotto i 2 nodi.
  • Aguglia morta o a trancio, a traina o a fondo, per serra e spigola.
  • Aguglia artificiale. Quando si cerca “aguglia artificiale” di solito non si parla di pescare l’aguglia, ma di un’esca che la imita: il needle, l’artificiale lungo e sottile da spinning che si recupera a pelo d’acqua, e l’aguglia snodata in plastica o legno per la traina al serra. Ne parliamo nelle pagine sullo spinning in mare e sul pesce serra.

Le regole da sapere

  • Taglia minima. L’aguglia non compare nell’elenco del regolamento della pesca marittima (DPR 1639/1968, art. 87) né in quello europeo per il Mediterraneo (Reg. UE 2019/1241, allegato IX): nessuna taglia specifica; vale il minimo generale di 7 cm per i pesci. Secondo gli studi l’aguglia si riproduce la prima volta tra i 28 e i 37 centimetri, a seconda della zona: rilasciare le più piccole è una scelta tua, ma sensata. Alcuni circoli e gare usano misure più alte nei loro regolamenti: valgono per loro, non sono legge.
  • Al massimo 5 kg al giorno di pescato a persona, salvo un singolo pesce più pesante.
  • Al massimo 5 canne a persona, ciascuna con non più di tre ami: occhio alle ancorette sotto la matassina e ai sabiki con tanti ami.
  • Niente fonti luminose in pesca (art. 140): la norma vieta “l’uso di fonti luminose”, e non distingue la luce per attirare il pesce dalle luci chimiche sulla lenza. Se hai dubbi chiedi alla Capitaneria.
  • Niente vendita del pescato: la pesca sportiva è solo per sé.
  • Porti e moli: spesso la pesca è vietata o consentita solo in certe zone e orari, per ordinanza della Capitaneria. Leggila prima.
  • Tesserino: per pescare in mare serve la comunicazione gratuita al Ministero. Come si fa lo trovi in permesso pesca in mare.

Gli errori da evitare

  • Pescare troppo a fondo. L’aguglia sta in alto. Bombarda affondante o galleggiante con tanto fondale vogliono dire esca sotto il branco.
  • Ferrare subito. Sul becco duro la ferrata immediata va a vuoto. Fermati, lascia prendere, poi ferra.
  • Amo corto e grosso. Si pianta male nel becco stretto. Gambo lungo, filo sottile.
  • Uscire col mare mosso e l’acqua torbida. Le aguglie scendono e si allontanano. Aspetta il mare calmo e l’acqua pulita.
  • Puntare tutto sulla sera. Caccia a vista: per quasi tutti la mattina e il pomeriggio rendono di più.
  • Sollevarla di peso dal molo. Si slama facilmente: con un pesce grosso usa il guadino.

Domande frequenti

In che periodo si pescano le aguglie?

Le fonti non sono d'accordo su quale sia il mese migliore. Quasi tutte mettono l'aguglia sotto costa dalla primavera inoltrata alla fine dell'estate, da maggio a settembre; alcune guide indicano giugno come il mese più ricco, altre spostano il picco da fine agosto a novembre. Gli studi sulla specie dicono che l'aguglia vive soprattutto al largo e si avvicina alla costa per riprodursi, in primavera. In pratica: cercala da aprile a ottobre, con acqua limpida e mare calmo, e chiedi a chi pesca nel tuo porto quando passano i branchi.

Qual è l'esca migliore per le aguglie?

Le esche più citate sono la striscia sottile di sarda o di sgombro, il verme coreano con un pezzo lasciato libero e il bigattino a ciuffo. Sugli scogli c'è chi usa striscioline di calamaro o seppia lunghe pochi centimetri. Tra gli artificiali, la matassina di filo, le piumette e i piccoli siliconici bianchi. L'esca deve stare in alto, nei primi due o tre metri d'acqua, e muoversi: un'esca ferma sul fondo l'aguglia quasi non la vede.

Cos'è la matassina per aguglie?

È un ciuffo di filo sottile, di nylon o di lana, legato in fondo al terminale al posto dell'amo o insieme a un amo piccolo. L'aguglia la attacca come un pesciolino e i suoi denti fitti si impigliano nei fili, così resta attaccata senza essere ferrata. È utile proprio perché il becco è lungo e duro, e l'amo fa fatica a piantarsi. Si usa recuperandola a galla con la bombarda o a spinning. Va slamata con pazienza: i fili si incastrano tra i denti.

Che bombarda usare per le aguglie?

Una bombarda galleggiante, mai affondante: l'aguglia sta in superficie e l'esca deve restare nei primi due o tre metri. Il peso dipende da quanto devi lanciare: col mare calmo e il branco vicino bastano una ventina di grammi, per arrivare lontano se ne usano di più pesanti. Sotto la bombarda si monta una girella e un terminale sottile, intorno allo 0,16–0,18, lungo almeno un metro e spesso di più. Si lancia oltre il branco e si recupera lento, con qualche strappetto e brevi pause.

Che amo serve per le aguglie?

Un amo a gambo lungo e a filo sottile. Le misure più citate vanno dal 14 al 10, le più piccole con il bigattino e il verme, le più grandi con le strisce di pesce o di calamaro. Il gambo lungo serve perché il becco è stretto e duro, e un amo corto si pianta male o resta fuori. Molti pescatori lasciano mangiare l'aguglia un paio di secondi prima di ferrare, oppure usano la matassina, che non ha bisogno di ferrata.

Qual è la taglia minima dell'aguglia?

Per l'aguglia non c'è una misura specifica: non compare né nell'elenco del regolamento italiano della pesca marittima, il DPR 1639 del 1968, né in quello europeo delle taglie minime nel Mediterraneo. Quindi nessuna taglia specifica: vale il minimo generale di 7 centimetri per i pesci. È una misura molto bassa: secondo gli studi l'aguglia si riproduce la prima volta tra i 28 e i 37 centimetri, a seconda della zona, e rilasciare le piccole è una buona scelta. Alcune gare e alcuni circoli usano misure più alte nei loro regolamenti.

Con che mare si pescano le aguglie?

Col mare calmo o appena increspato e con l'acqua limpida. L'aguglia caccia a vista in superficie: con l'onda e l'acqua torbida scende e si allontana. Un po' di increspatura non guasta, anzi copre la lenza. Il vero limite è il vento, che spinge la bombarda o il galleggiante e fa pancia col filo. Per un'idea delle ore giuste guarda la previsione della tua zona con la tecnica bolognese, che ha le soglie più vicine a questa pesca.

L'aguglia si mangia? Perché ha le lische verdi?

Sì, l'aguglia è un pesce azzurro e si mangia, fresca, fritta, al forno o in umido. Le lische verdi spaventano chi la pulisce la prima volta, ma sono normali: il colore viene da un pigmento naturale, la biliverdina, e non vuol dire che il pesce sia guasto. Come per tutto il pesce azzurro, conta tenerla in fresco subito dopo la cattura, con ghiaccio o in una borsa frigo.