In breve. Per la carpa si usano quattro famiglie di esche: le boilies (palle dure di farine e uova, l’esca tipica del carpfishing), le particelle (mais, canapa, tiger nut, che vanno ammollate e cotte), il pellet e le esche naturali (mais dolce, pane, vermi). Nessuno studio dimostra che una di queste catturi di più: gli studi sulla carpa dicono cosa mangia e a quali sapori risponde, il resto è esperienza di pescatori e marketing dei produttori. Pesa di più cosa ammette il regolamento: molti laghetti e molte acque pubbliche limitano le esche e i chili di pastura. Informazioni lette il 17 ottobre 2026. Niente marche e niente prezzi.
Cosa sono le boilies?
Le boilies sono esche artificiali a forma di palla, fatte con un impasto di farine legato con uova e bollito (da qui il nome, dall’inglese to boil) fino a farlo diventare duro. Si pasturano a manciate, con la fionda o con il lanciatore, e se ne innesca una sul capello, l’asola di filo che tiene l’esca fuori dall’amo: la montatura è nella guida alle montature da carpfishing. Secondo il regolamento della Regione Calabria sono “esca costituita da inneschi di forma sferica composti da svariati tipi di farina e caratterizzati da vari gusti e colori” (Reg. reg. 3/2025, art. 3).
La storia, per quello che ci dice una rivista di settore britannica, è questa: le boilies furono sviluppate negli anni Settanta e Ottanta nel Kent e, insieme al capello, resero la carpa un pesce alla portata di molti (CARPology). Attrezzatura, sessioni e carp care sono nell’introduzione al carpfishing, che non ripetiamo qui.
Bottom bait, pop-up e wafter
È la distinzione che si vede sulle confezioni, e riguarda come l’esca sta in acqua:
| Tipo | Come sta in acqua | Quando |
|---|---|---|
| Bottom bait | Affonda | Esca sul fondo |
| Pop-up | Galleggia | Esca sollevata |
| Wafter | Quasi neutro | Appena sopra il fondo |
Le schede dei negozi li descrivono così: i bottom bait sono fatti per affondare, i pop-up per galleggiare, i wafter più bilanciati, a seconda della montatura e del prodotto. Anche un’enciclopedia online parla di pop-up “criticamente bilanciati”, cioè quasi neutri (Wikipedia). La differenza non è un dato scientifico ma una scelta di pesca: l’esca sollevata si nota di più e non si infila nel fango o tra le alghe. Quale funzioni nel tuo laghetto è una cosa che si prova, e che il gestore può spesso dirti.
Dimensioni
Si vendono boilies da circa 8 a circa 40 mm (Wikipedia). Le guide di settore concordano su un ordine di grandezza: 15 mm la misura più usata, 12 mm per acqua fredda o pesci diffidenti, 20 mm o più per scartare i pesci piccoli o per lanciare lontano (Korda Tackle). Un’altra rivista ricorda che molti carpisti preferiscono un’esca piccola di 12-14 mm sull’amo, anche se così abboccano più facilmente le breme (Angling Times). Sono fonti di settore, in parte di produttori: indicano abitudini, non una misura dimostrata. La misura che conta davvero è quella del regolamento: la Calabria ammette boilies da 10 a 28 mm, e lo stesso intervallo compare in un atto della Regione Lazio del 2017 (vedi sotto).
Cosa serve per fare le boilies?
Una ricetta con le dosi da una fonte seria non l’abbiamo trovata, e preferiamo dirlo che inventarla. Quello che le fonti descrivono è la struttura:
- Una base di farine. Le basi classiche, dice una guida del settore, mescolano proteine del latte, mangimi per uccelli e farine di pesce con le uova; quelle più economiche usano farina di soia e semola (Korda Tackle). Un’altra fonte parla di farine di pesce, proteine del latte, semola e soia (Wikipedia).
- Le uova come legante. L’albume forma, bollendo, la crosta dura della boilie. Aggiungerne rende l’esca più dura, ma anche più gommosa.
- Aromi e attrattori. Estratti di frutta o spezie, dolcificanti e, secondo i produttori, amminoacidi che “stimolano l’appetito”. Quanto servano non è dimostrato (vedi sotto).
- Conservanti o no. Le boilies “a lunga conservazione” hanno conservanti e stanno a temperatura ambiente; le freezer baits non ne hanno e vanno tenute in freezer. Per un’uscita programmata una rivista consiglia le seconde, più morbide e digeribili; per un’uscita improvvisa le prime (Angling Times).
Il passaggio dall’impasto alla palla (cioè con quale attrezzo si formano le palline e per quanti minuti si bollono) varia secondo l’impasto e non abbiamo una fonte da citare. Conviene partire da un preparato del negozio con le istruzioni scritte sulla confezione, oppure comprare le boilies già fatte.
Una cosa va controllata prima: in alcune acque le boilies fatte in casa sono vietate. È così in un atto della Regione Lazio del 2017 per alcune acque pubbliche del Viterbese (“È vietato l’uso di boiles self-made fatti in casa”) (Determinazione G05911 dell’8/5/2017). L’atto dice che vale “sino alla pubblicazione di un successivo atto”: non abbiamo verificato se sia stato sostituito, quindi è un esempio e non una regola per il Lazio.
Cosa piace di più alle carpe?
Qui conviene separare tre livelli.
Dimostrato. La carpa è un pesce onnivoro che cerca il cibo soprattutto sul fondo. Uno studio su carpe di allevamento in stagni cechi ha trovato che le risorse del fondo, cioè larve di chironomidi (moscerini acquatici), briozoi e detrito, erano il cibo più importante, con in più i cereali somministrati (Adámek e altri, 2004). Sono stagni di allevamento, non un laghetto italiano di pesca sportiva, ma spiega perché una boilie sul fondo ha senso.
Sul gusto ci sono esperimenti di laboratorio. Uno studio su carpe comuni con pellet di agar ha trovato che la cisteina stimolava più della prolina, e che le due insieme non funzionavano meglio di una sola (Wood e Arce Azócar, 2013). Una rivista di mangimistica (2023) riporta che le carpe rispondono con più forza a certi acidi carbossilici (Feed & Additive, agosto 2023). L’articolo di riferimento del 1996 sui gusti della carpa (Kasumyan e Morsi, Journal of Ichthyology 36) non siamo riusciti a leggerlo. Sono ricerche fatte per i mangimi: dicono che certi amminoacidi stimolano il pesce, non che una boilie al gusto di qualcosa catturi di più.
Esperienza dei pescatori. Mais, tiger nut, canapa, pellet e boilies dolci o al pesce sono le esche di cui si parla di più. Funzionano in molti laghetti e in altri meno, e non c’è uno studio che li confronti con una canna in mano.
Marketing. “Attrattore irresistibile” e simili sono promesse dei produttori: studi indipendenti sulla pesca che le confermino non ne abbiamo trovati.
Qual è l’esca migliore per la carpa?
Nessuna, in assoluto. In pratica:
| Esca | Quando si usa | Attenzione |
|---|---|---|
| Boilies | Carpfishing, capello | Misura e regole |
| Mais cotto | Pastura e innesco | Spesso limitato |
| Particelle | Pastura di fondo | Vanno preparate |
| Pellet | Pastura e method feeder | Poco oleoso |
| Naturali | Pesca a fondo o galleggiante | Vietate in molte acque |
Cambia il regolamento, cambia la scelta. In Calabria, per esempio, sono ammesse solo boilies da 10 a 28 mm e granaglie (mais cotto), con 2 kg di esche al giorno; il pellet non è tra le esche ammesse e sono esclusi impasti, pastura, vermi e pesci vivi o morti (Reg. reg. 3/2025, art. 4). Nelle acque pubbliche del Viterbese del 2017 sono ammesse solo boilies da 10 a 28 mm: mais “sotto qualsiasi forma” e vermi esclusi. Nei laghetti decide il gestore, che spesso vende le esche permesse.
Per il meteo: CastSignal non ha previsioni per tecnica in acqua dolce, quindi non dice quando le carpe mangiano. Per ogni laghetto dell’elenco c’è il meteo di oggi e di domani con un giudizio della giornata, che misura la comodità e la sicurezza in riva (vento, pioggia, temperatura) e non l’attività dei pesci.
Le particelle: mais, canapa e tiger nut
Le particelle sono semi e granaglie che si usano come pastura di fondo o sull’amo: mais, canapa, tiger nut (le “noci tigre”, in realtà tuberi), ceci e altri legumi. Alcuni gestori le limitano o le vietano, in particolare le tiger nut: chiedi prima.
Vanno preparate. Le guide dei pescatori sono concordi: i semi secchi si ammollano in acqua fino a che smettono di gonfiare e poi si cuociono fino a diventare morbidi. Una guida scrive che i semi e le noci secchi si gonfiano nel pesce che li mangia senza preparazione e che in quantità possono essere fatali (Fishing Again). Come quantità, le fonti non coincidono:
- Tiger nut: ammollo da 18 a 48 ore, poi cottura da 30 a 60 minuti secondo le fonti.
- Canapa: ammollo di 12-24 ore, poi 10-40 minuti di cottura, finché il seme si apre.
- Mais secco: ammollo di 24-48 ore e cottura di 40-60 minuti (una sola guida).
- Mais dolce: in scatola o surgelato, non richiede preparazione (CARPology).
Quanto è grave il rischio. Qui l’onestà conta: l’avvertimento è diffuso tra i pescatori, ma non abbiamo trovato studi veterinari. Dopo la morte di una carpa in un laghetto inglese, nel 2009, un noto esperto di pesci, Bruno Broughton, disse che le affermazioni sui semi secchi che si gonfiano nell’intestino sono “largamente esagerate” e che attribuire la morte alle noci era “pura speculazione”; chi pesca da quarant’anni raccontava invece di pesci morti dopo particelle, e un commentatore indicava come causa più probabile le micotossine di semi conservati male (Angling Lines). Sono pareri, non misure. Il comportamento ragionevole è il più prudente: prepara le particelle come descritto, o compra quelle già pronte, e non lasciarle in acqua in grande quantità. Dopo la cottura le particelle durano poco: per le tiger nut una rivista dice fino a una settimana (CARPology).
Pellet, mais e le altre esche naturali
Pellet. Pasturare con pellet è comune. Una rivista britannica sconsiglia in acqua fredda i pellet molto oleosi, come quelli per trote, perché l’olio si rapprende (CARPology). I pellet da carpa e da trota non sono la stessa cosa. Il pellet si usa anche nel method feeder, che ha una guida a parte: method feeder.
Mais dolce. È l’esca più semplice da trovare e si vede bene anche in acqua torbida (lo dicono guide generaliste e negozi, non studi). Si usa come tappeto di pastura o sull’amo. Dove il regolamento lo vieta, non c’è alternativa: vedi sopra.
Pane, vermi e bigattini. Compaiono nelle liste dei negozi e dei siti di domande e risposte come esche da laghetto, a galleggiante o a fondo. Sono fonti deboli. Una guida di un negozio avverte che i bigattini nella pastura saziano il pesce e lo distraggono dall’esca, e consiglia quelli morti per non rompere le palle. Dove si possono usare è una questione di norma: i vermi sono vietati dalle regole di Calabria e Viterbese citate sopra; nelle acque lombarde “di tipo B” sono vietate le larve di mosca carnaria e la pasturazione (Reg. reg. 2/2018, art. 4); un laghetto che abbiamo letto vieta il bigattino. L’anguilla non si usa come esca: nel 2026 la pesca sportiva è vietata in tutta Italia (DM 4 marzo 2026). Anche pesci vivi o morti sono esclusi nelle regole di Calabria e Viterbese.
Se le esche naturali sono ammesse, prova di meno e cambia più spesso: è lo stesso consiglio che diamo per la trota, dove il metodo è portare più esche e cambiare.
Quanta pastura portare?
Meno di quanto si pensi, e comunque meno del limite. Molti laghetti e molte acque pubbliche mettono un tetto in chili, e il limite cambia da posto a posto:
| Dove | Limite |
|---|---|
| Laghetti del Rosario (Bologna) | 3 kg boilies, 2 pellet, 4 granaglie al giorno |
| Calabria (acque pubbliche) | 2 kg di esche al giorno |
| Viterbese, atto 2017 | 10 kg di boilies a sessione |
Sono esempi, non regole per tutta Italia: il primo è il regolamento dei Laghetti del Rosario, gli altri due sono gli atti regionali citati sopra (nel Viterbese il tetto include la pasturazione dei giorni precedenti). Per costi, licenza e regolamenti tipici dei laghetti c’è la guida Pescare nei laghetti; per la pasturazione in generale e le sessioni, il carpfishing.
I consigli delle riviste di settore vanno nella stessa direzione: usare quantità misurate, pasturare poco mentre si pesca e a più riprese, e andarci piano quando l’acqua è fredda, perché il metabolismo della carpa rallenta (CARPology, Korda Tackle). Quello che butti in acqua e il pesce non mangia resta nell’ambiente: le guide di settore citate nell’introduzione al carpfishing consigliano boilies a scadenza medio-breve e con pochi conservanti.
Che boilies usare in estate? E in inverno?
Un dato onesto prima: le indicazioni stagionali sono di riviste e produttori, non di studi sulla pesca. Quello che le fonti dicono:
- Acqua calda (primavera e estate). Le basi più ricche, per esempio con farine di pesce, sono tradizionalmente le boilies dei mesi caldi, e la stessa rivista dice che i produttori hanno ora farine di pesce utilizzabili tutto l’anno (Angling Times). Un produttore scrive che le boilies di pesce con più olio funzionano bene d’estate. Sono pareri, non misure.
- Acqua fredda (autunno e inverno). La rivista CARPology consiglia boilies con poca farina di pesce e proteine del latte, facili da digerire, e di evitare quelle molto oleose perché l’olio si rapprende al freddo, con poca pastura mentre si pesca. Un produttore indica esche piccole (12 mm) per l’acqua fredda.
- Dove i pareri divergono. Una rivista dice che le boilies dolci al latte sono la scelta d’inverno ma funzionano tutto l’anno, e che esistono farine di pesce pensate per il freddo, da usare in piccola quantità. Un produttore scrive che le basi di pesce con più olio spesso rendono meno al freddo. Entrambe le cose possono essere vere in laghi diversi.
Non abbiamo trovato soglie di temperatura dell’acqua affidabili sotto cui la carpa smette di mangiare, quindi non ne scriviamo: dipende dal laghetto, e chi lo pesca sa dirtelo meglio di una guida. Anche i periodi di divieto contano: in Calabria il carpfishing è vietato dal 15 maggio al 15 giugno.
Come si innescano le esche sul capello?
In breve: la boilie non si infila sull’amo, ma su un’asola di filo (il capello) legata dietro l’amo. Si fora l’esca con un ago apposito, si infila l’asola e si ferma con uno stopper. Uno scritto di negozio ricorda di controllare che il diametro dell’esca sia adatto alla curvatura dell’amo. Il capello, l’innesco passo per passo e le montature vere e proprie sono nella guida alle montature da carpfishing.
Da dove vengono queste informazioni
- Norme lette sul testo: il regolamento calabrese sul carpfishing (Reg. reg. 3/2025, BURC del 24 giugno 2025), la determinazione della Regione Lazio G05911 del 2017 (acque pubbliche del Viterbese) e il Reg. reg. lombardo 2/2018. Dove non le abbiamo viste in vigore oggi (il Lazio), lo diciamo.
- Regolamenti dei gestori: Laghetti del Rosario (Bologna) e un laghetto che vieta il bigattino, letti per la guida sui laghetti.
- Ricerche: studi sulla dieta della carpa in stagni di allevamento e sul gusto della carpa in laboratorio. Quello del 1996, di cui diamo la citazione, non l’abbiamo letto.
- Fonti deboli: riviste di settore, schede di negozi e produttori, siti di domande e risposte. Dove le citiamo lo diciamo.
- Non trovato: una ricetta di boilies con le dosi da una fonte seria, uno studio veterinario sulle particelle crude, soglie di temperatura per la pesca alla carpa, una norma generale sulle esche per le acque di tutta Italia.
