Questionario

Pesca al dentice: traina col vivo, jigging e bolentino

Il dentice è il predatore delle secche: si pesca dalla barca, quasi sempre con un calamaro vivo trainato piano vicino al fondo, oppure con il jig in verticale. Ecco quando uscire, dove cercarlo, come montare l'esca e cosa dice la legge.

Tavola naturalistica del 1806 di un dentice: corpo alto e rosato, testa robusta e pinna dorsale spinosa.

Il dentice si pesca dalla barca, sulle secche rocciose e lungo le cadute del fondale, di solito tra i 20 e i 50 metri. Le tecniche principali sono tre: la traina col vivo, con un calamaro o una seppia vivi trainati piano, a uno o due metri dal fondo; la traina con artificiali e il vertical jigging, che rendono soprattutto in primavera; e il bolentino, meno praticato ma possibile. Sul periodo migliore le fonti non concordano: c’è chi dice primavera, chi estate e autunno.

Qui sotto trovi il periodo, con che mare uscire, dove cercarlo, come montare l’esca viva, gli artificiali, il jigging e il bolentino, e le regole. Il dentice è anche una specie vulnerabile per la IUCN, e la legge non gli dà una taglia minima: diciamo anche come la pensiamo.

Che pesce è il dentice?

Il dentice comune (Dentex dentex) è uno sparide, parente di orata e sarago, ma è un predatore: ha davanti quattro-sei denti canini molto sviluppati per mascella e mangia pesci, calamari, seppie e polpi. Secondo FishBase è comune sui 50 centimetri, arriva al metro e a oltre 14 chili. Vive su fondali duri, roccia o detrito, fino a 200 metri, ma di solito sotto i 50; gli adulti sono solitari, i giovani stanno in gruppo.

Due cose contano per chi pesca:

  • È una specie vulnerabile. La IUCN lo classifica vulnerabile (valutazione globale del 2009). Si pesca molto, sia per professione sia per sport, e cresce piano.
  • Matura tardi. Uno studio a Maiorca, nelle Baleari (Grau e colleghi, Mediterranean Marine Science, 2016), ha trovato che metà delle femmine è matura a 35 centimetri e oltre tre anni d’età, metà dei maschi a 34. Sotto quella misura un dentice rischia di non essersi ancora riprodotto.

Con il nome di dentice si vendono e si pescano anche altre specie, come il dentice corazziere (Dentex gibbosus) e il dentice occhione (Dentex macrophthalmus), più legati ai fondali profondi. Questa pagina parla del dentice comune.

Quando si pesca il dentice: il periodo

Sul periodo le fonti di pesca non sono d’accordo, e lo diciamo invece di fare una media.

Fonte Periodo indicato
Pesca Ladispoli, traina col vivo sul litorale romano primavera, da fine marzo a fine aprile; il “montone” tra aprile e maggio
Fishingmania, vertical jigging da aprile a giugno
Theisolab, traina dalla tarda primavera all’autunno inoltrato: col vivo luglio–novembre, con gli artificiali maggio–giugno; in autunno e inverno più profondo, sui 60–80 metri

Il motivo della primavera è la riproduzione: secondo FishBase nel Mediterraneo il dentice si riproduce da marzo a maggio, vicino alla costa, e lo studio delle Baleari dà il picco ad aprile e maggio. In quel periodo è più aggressivo e attacca anche gli artificiali, e per questo molti lo cercano proprio allora. È però la stagione in cui il pesce si sta riproducendo: se lo peschi in primavera, rilascia i dentici piccoli e non fare il pieno.

Nella striscia dei mesi abbiamo segnato aprile, maggio e giugno, poi settembre, ottobre e novembre: sono i mesi su cui convergono più fonti. Luglio e agosto non sono esclusi, Theisolab li comprende nella traina col vivo; in piena estate, però, ordinanze balneari e traffico di barche rendono più difficile lavorare sotto costa.

Orari. Le guide indicano soprattutto l’alba e il tramonto; qualcuno aggiunge le ore con il sole alto. Il dentice si pesca di giorno: le notti in mare servono semmai a procurarsi i calamari per la mattina dopo.

Con che mare e che vento si pesca il dentice?

Il dentice si pesca piano, sopra un punto preciso del fondo, con la lenza in verticale o quasi: il mare decide se ci riesci.

  • Vento e scarroccio. Con il vento la barca scarroccia, la lenza va obliqua e il vivo si allontana dal fondo. Nella traina col vivo il vento cambia la velocità reale sul fondo; nel jigging ti porta fuori dalla secca in pochi minuti.
  • Corrente. Sposta la barca e l’esca come il vento: con corrente forte servono pesi maggiori e un trecciato sottile per restare in verticale sulla secca.
  • Luna, pressione e marea. Pesca Ladispoli indica come favorevoli il primo quarto di luna, l’alta pressione e la marea crescente. È esperienza locale, non un dato: sulle prove le nostre guide su luna e pressione sono prudenti.

Cosa segnano le ore buone di CastSignal

CastSignal non ha un profilo per la traina, il jigging o il bolentino: per il dentice guarda le ore della tecnica barca, pensate per una barca aperta o un gommone di 5–6 metri. Oggi il vento è al limite sopra i 10 nodi e fuori sopra i 13, le raffiche al limite sopra i 15 e fuori sopra i 19, l’onda al limite sopra mezzo metro e fuori sopra gli 0,8 metri, e il mare vivo, l’onda corta alzata dal vento, al limite sopra 0,3 metri e fuori sopra 0,4. Con un temporale previsto nelle sei ore successive l’ora è fuori. Le ore buone vanno da un’ora prima dell’alba al tramonto, e l’alba è proprio l’ora più citata per il dentice.

I limiti valgono per la sicurezza della barca, non per la pesca: già con vento moderato una barca piccola può scarrocciare troppo per un jig leggero, e sta a te scegliere se ancorarti, usare il motore o cambiare tecnica. Con un cabinato di 7 metri si regge circa 3 nodi e 0,3 metri in più. Trova la tua zona, e leggi la pagina sulla pesca dalla barca per le dotazioni di sicurezza.

Dove cercare i dentici

  • Secche rocciose accidentate, con anfratti, spesso tra i 20 e i 50 metri.
  • Bordi delle secche e cadute ripide, dove il fondale scende in fretta: secondo Alcustom le zone più redditizie. Le punte delle secche rendono meno; le zone piane alla base a volte, soprattutto se stanno sul passaggio tra due secche.
  • Posidonia con massi e i piccoli rialzi rocciosi in mezzo ai pianori, che i jigger chiamano “panettoni”.
  • Sempre gli stessi posti. Tutte le fonti concordano che il dentice frequenta sempre le stesse secche: conviene tornare dove l’hai già preso e segnarsi i punti sul GPS.

La profondità cambia con le stagioni: Theisolab lo dà tra i 12 e i 35 metri in primavera ed estate e tra i 60 e gli 80 in autunno e inverno; per Fishingmania il dentice comune sta di solito tra i 30 e i 60 metri e arriva a 90. L’ecoscandaglio fa la differenza: cerchi il fondo duro e il pesce foraggio sopra.

Traina col vivo al dentice

È la pesca classica del dentice. Si porta un’esca viva, di solito un calamaro, piano e vicino al fondo, sopra le secche, finché il dentice attacca. La tecnica generale, con velocità, affondatori e regole di navigazione, è nella pagina sulla pesca a traina; qui ci concentriamo su cosa cambia per il dentice.

Le esche vive

  • Calamaro: la prima scelta per Alcustom, la seconda per Pesca Ladispoli. Si pesca la notte prima, a eging o con le totanare: vedi pesca al calamaro.
  • Seppia: per Pesca Ladispoli l’esca principale, soprattutto in primavera.
  • Sugarello, dai 20 centimetri in su, secondo Alcustom.
  • Lanzardo e altri pesci: in mancanza delle esche migliori, dice Alcustom, va bene qualsiasi pesciolino vivo e in forma, trainato piano vicino al fondo. Vedi anche pesca allo sgombro.
  • Aguglia: buona per i dentici molto grossi; con quelli sotto i 4–5 chili, avverte Alcustom, si rischiano ferrate a vuoto. Vedi pesca all’aguglia.
  • Triglia: secondo Theisolab la preferita dal dentice, ma la più difficile da trovare viva.

La montatura

Cosa Indicazioni delle guide
Canna e mulinello 8–12 libbre di base; 20–30 libbre col vivo dove passano anche ricciole e lecce
Lenza madre 40–50 libbre in bobina, con capienza sufficiente per la profondità
Terminale nylon dallo 0,60 allo 0,70 col vivo, lungo una ventina di metri secondo Theisolab
Ami due ami robusti, intorno al 4/0 per Theisolab: uno trainante in testa all’esca, uno ferrante sul corpo; c’è chi aggiunge un terzo amo tra i tentacoli del calamaro
Piombo piombo guardiano per sentire il fondo; oltre i 25–30 metri molti passano all’affondatore
Velocità da 1 a 1,5 nodi per Theisolab e Pesca Ladispoli; Alcustom non supera il nodo

La traina col vivo al dentice è molto lenta, intorno al nodo. Le guide generali sulla traina col vivo, che parlano anche di altre prede, stanno sotto i 2 nodi, come trovi nella guida alla pesca a traina: per il dentice le guide specifiche che abbiamo letto stanno tra 0 e 1,5 nodi. Il riferimento vero è il vivo: deve nuotare, non essere trascinato.

Due canne. Molti trainano con due canne dalla poppa: una a fondo, con l’esca molto vicina al fondo, a un paio di metri secondo Pesca Ladispoli, e una sollevata, di 4–5 metri per Pesca Ladispoli, di una decina per Alcustom, perché il dentice attacca anche a mezz’acqua.

Il terminale non va tenuto sottile. Appena ferrato il dentice punta agli scogli, e un filo sottile si taglia sulla roccia: lo avverte anche Pesca Ladispoli. I primi metri sopra il fondo sono quelli decisivi: lì si tiene duro e si stacca il pesce dalla secca, poi basta un recupero costante.

Traina con artificiali

In primavera il dentice attacca anche gli artificiali. Theisolab indica pesci finti con paletta metallica da 9 a 18 centimetri, nei colori rosso, arancione, giallo e verde chiaro con il dorso striato di scuro, trainati intorno ai 3–3,5 nodi, con un terminale più sottile, dallo 0,40 allo 0,50. Per portarli in profondità si usa un affondatore o una lenza in monel, mai il piombo guardiano, che si usa solo nella traina lenta con l’esca naturale. Velocità e affondatori sono spiegati nella pagina sulla pesca a traina.

Vertical jigging e slow jigging al dentice

Il vertical jigging si fa sopra la secca, con la barca ferma o in leggero scarroccio: si cala un jig di metallo, o uno shad pesante, fino al fondo e lo si fa lavorare nei primi metri sopra. Fishingmania, con la collaborazione di Gabriele Greco, lo descrive così:

  • Profondità: dentice comune tra i 30 e i 60 metri, su pianori di posidonia con rialzi rocciosi.
  • Periodo: da aprile a giugno.
  • Trecciato sottile, uno 0,26, per restare in verticale anche con corrente.
  • Esche: shad in gomma piombati da 90 a 190 grammi e metal jig, anche con un assist e un polipetto in gomma.
  • Colori: rosa o arancio all’alba, al tramonto e con acqua velata; naturali con il sole alto e l’acqua limpida.
  • Animazione: in discesa, a una decina di metri dal fondo, si rallenta o si ferma l’esca; al recupero si alterna un recupero sostenuto a soste di qualche secondo.

Lo slow jigging e l’inchiku, il jig con il polipetto, sono varianti più lente, con molte mangiate in caduta: Fishingmania non ne parla, ma sono pesche diffuse sulle stesse secche. Il peso giusto dipende da profondità, corrente e scarroccio più che da una tabella: è il minimo che tocca il fondo e resta in verticale.

Ami e regole. Un jig con un assist doppio e un’ancoretta in coda supera facilmente i tre ami per canna. Nessuna norma nazionale dice se un’ancoretta conta come uno o tre ami: nel dubbio usa assist singoli o doppi senza ancoretta, e chiedi alla Capitaneria.

Bolentino al dentice

Il dentice si può prendere anche a bolentino, soprattutto con l’esca viva calata sul fondo con la barca all’ancora o in deriva lenta sopra la secca: un calamaro, una seppia o un pesce vivo su un terminale robusto, con un piombo che tenga la lenza in verticale. Su questa pesca abbiamo trovato meno fonti tecniche che sulla traina, e nessuna con misure precise: vale il principio del bolentino, il piombo minimo che tiene la verticale, con il terminale dello stesso diametro della traina col vivo.

A bolentino con l’esca morta, calamaro o seppia a pezzi, un dentice può capitare, ma è un incontro, non una pesca mirata. Come si monta un bolentino lo trovi nella pagina sulla pesca dalla barca; la pesca a fondo in generale in pesca a fondo.

Si può pescare il dentice da riva?

Di rado, e quasi sempre per caso. Il dentice adulto sta su fondali rocciosi profondi, quasi sempre al largo, e nessuna delle guide che abbiamo letto tratta la pesca al dentice da riva come una pesca mirata. Le occasioni, se ci sono, vengono dalle scogliere che cadono su acqua profonda, per esempio a shore jigging. Chi lo cerca apposta esce in barca. Dagli scogli valgono le regole di sempre: guarda il mare 20–30 minuti prima di scendere, mai da solo, giubbotto.

Le regole da sapere

  • Taglia minima: nessuna taglia specifica. Né il regolamento europeo (Reg. UE 2019/1241, allegato IX) né il regolamento italiano (DPR 1639/1968, art. 87) hanno una voce per il dentice: vale il minimo generale di 7 cm per i pesci. Lo studio di Maiorca ha proposto una misura minima di 35 centimetri, la taglia a cui metà dei dentici è matura: non è legge, ma è la nostra indicazione. Controlla anche le regole della tua Regione (Sardegna e Sicilia hanno norme proprie), eventuali decreti locali e le aree marine protette.
  • Al massimo 5 kg al giorno a persona, salvo un singolo pesce più pesante (art. 142): un dentice di 4–5 chili, la taglia media di cui parla Pesca Ladispoli, chiude di fatto la giornata.
  • Ami. Per le canne il limite è di tre ami (art. 138); per le lenze a traino il DPR non fissa un numero, e non dice se una canna usata a traina conti come canna. Per prudenza resta entro i tre ami, come fanno i terminali da traina col vivo a due o tre ami, e chiedi alla Capitaneria. Attenzione ai jig con assist e ancoretta.
  • Palamito: per chi pesca per sport, 100 ami per barca al massimo, contando quelli a bordo e quelli calati, con l’autorizzazione annuale della Capitaneria e il numero marcato sull’attrezzo.
  • Distanze: almeno 500 metri dalle barche impegnate nella pesca professionale (art. 139) e almeno 100 metri dai palloni dei subacquei (D.M. 146/2008, art. 91). Le secche sono anche i posti dei sub.
  • Niente vendita del pescato: la pesca sportiva è solo per sé.
  • Navigazione: in estate le ordinanze balneari della Capitaneria vietano la pesca e la navigazione nella fascia dei bagnanti e spesso limitano la velocità vicino alla costa. Le regole sono nella pagina sulla pesca a traina.
  • Aree marine protette: in molte la traina e la pesca dalla barca sono vietate o limitate per zona. Leggi il regolamento dell’area prima di uscire.
  • Tesserino: per pescare in mare serve la comunicazione gratuita al Ministero, da rinnovare ogni anno. Lo spieghiamo in permesso pesca in mare.

Gli errori da evitare

  • Terminale troppo sottile. Il dentice va sugli scogli appena ferrato.
  • Trainare troppo veloce col vivo. L’esca si stanca, gira e non lavora.
  • Stare troppo alti sul fondo. Il dentice caccia vicino alla roccia: con il piombo guardiano senti il fondo spesso e tieni l’esca a un paio di metri.
  • Cambiare secca ogni volta. Il dentice torna negli stessi posti: segnali sul GPS.
  • Tenere i dentici piccoli. Sotto i 35 centimetri molti non si sono ancora riprodotti, e la specie è vulnerabile.
  • Uscire con il vento al limite per una barca piccola. Lo scarroccio rovina la pesca e il rientro diventa il problema vero.
  • Dimenticare il vivo. Senza un calamaro o una seppia in forma, la traina col vivo non parte: procuratelo la notte prima e tienilo in una vasca ossigenata.

Domande frequenti

Qual è il periodo migliore per pescare il dentice?

Le fonti non sono d'accordo. Molti indicano la primavera, da fine marzo a giugno, quando il dentice si avvicina alla costa per riprodursi e attacca anche gli artificiali; altre guide preferiscono, per la traina col vivo, i mesi da luglio a novembre, e in autunno e in inverno lo danno più profondo. In pratica si pesca dalla primavera all'autunno, ricordando che la primavera è la stagione della riproduzione.

Qual è l'esca migliore per il dentice?

Calamaro e seppia vivi sono le prime scelte: alcune guide mettono prima il calamaro, altre la seppia. Funzionano anche sugarelli dai 20 centimetri in su, aguglie per i dentici più grossi e altri pesci vivi; la triglia, secondo una guida, è la preferita, ma è difficile da trovare viva. Il vivo va tenuto in salute: un'esca stanca vale poco.

A che velocità si traina col vivo al dentice?

Molto piano. Le guide sul dentice indicano da 1 a 1,5 nodi con l'esca viva, e qualcuno non supera il nodo; le guide generali sulla traina col vivo danno intervalli più larghi, fino a 2-3 nodi, ma per il dentice si sta sul lento. Il punto di riferimento è il vivo, che deve nuotare in modo naturale senza essere trascinato. Con gli artificiali si va molto più veloci, intorno ai 3-3,5 nodi. Corrente e vento cambiano la velocità sul fondo: controllala sul GPS e regolati sul comportamento della lenza.

A che profondità si pesca il dentice?

Di solito tra i 20 e i 50 metri, sulle secche rocciose, sui bordi delle cadute e tra la posidonia con massi. Per il vertical jigging si indicano fondali tra i 30 e i 60 metri, fino a 90. Il dentice cambia quota con le stagioni: secondo alcune guide sta più in alto in primavera ed estate e scende anche a 60-80 metri in autunno e inverno.

Che terminale si usa per il dentice?

Per la traina col vivo le guide indicano nylon dallo 0,60 allo 0,70, con due ami robusti, uno trainante in testa all'esca e uno ferrante sul corpo; c'è chi ne aggiunge un terzo tra i tentacoli del calamaro. Con gli artificiali si scende allo 0,40-0,50. Il terminale non va tenuto troppo sottile: appena ferrato il dentice punta agli scogli e può tagliare il filo in pochi secondi.

C'è una taglia minima per il dentice?

Non una taglia specifica. Né il regolamento europeo sulle taglie minime nel Mediterraneo né il regolamento italiano della pesca hanno una voce per il dentice: vale il minimo generale di 7 centimetri per i pesci. Uno studio a Maiorca ha però trovato che metà dei dentici è matura intorno ai 35 centimetri e ha proposto quella misura minima. Non è legge, ma la specie è considerata vulnerabile dalla IUCN: rilasciare i dentici sotto i 35 centimetri è una buona regola.

Si può pescare il dentice da riva?

Capita, ma di rado e quasi sempre per caso. Il dentice adulto vive su fondali rocciosi profondi, e le secche dove caccia sono quasi sempre al largo, fuori dalla portata di un lancio; nessuna delle guide che abbiamo letto tratta la pesca al dentice da riva come una pesca mirata. Le occasioni, se ci sono, vengono dalle scogliere che cadono a picco su acqua profonda. Dagli scogli, in ogni caso, guarda il mare prima di scendere e non andare da solo.

Quanti dentici si possono tenere?

Non c'è un numero di pezzi per il dentice: vale il limite generale della pesca sportiva, 5 chili di pescato al giorno a persona, salvo il caso di un singolo pesce che da solo li supera. Con un dentice di 4-5 chili, quindi, la giornata è di fatto chiusa. Il pescato non si può vendere e per pescare in mare serve la comunicazione gratuita al Ministero.